Negli ultimi vent’anni il lavoro del gestore di un impianto carburanti è cambiato radicalmente. Se nei primi anni Duemila l’attività era concentrata prevalentemente sull’erogazione del carburante e sulla gestione operativa dell’impianto, oggi il gestore è diventato un imprenditore multi-servizio, chiamato a sostenere investimenti tecnologici continui, adeguamenti ambientali, normative sempre più articolate, sistemi digitali di controllo, gestione amministrativa complessa e una concorrenza crescente.
Parallelamente, però, la marginalità si è progressivamente ridotta. Il margine medio lordo sulla vendita del carburante si attesta intorno ai 3-4 centesimi al litro, una quota estremamente contenuta rispetto ai costi fissi di gestione – personale, energia, manutenzioni, assicurazioni, adempimenti normativi – in un contesto in cui oltre il 60% del prezzo alla pompa è rappresentato da imposte. La trasformazione dei pagamenti: un passo avanti in sicurezza.
La diffusione della moneta elettronica rappresenta senza dubbio un’evoluzione positiva. Oggi oltre il 70% delle transazioni presso gli impianti carburanti avviene tramite strumenti elettronici.
” Non siamo contrari alla moneta elettronica, al contrario. – commenta Paolo Benvenuti, presidente FAIB – Per anni i gestori hanno maneggiato ingenti quantità di contante, spesso operando in orari prolungati e in aree isolate, con un’esposizione concreta al rischio di rapine e aggressioni. La progressiva digitalizzazione dei pagamenti ha contribuito a: ridurre la circolazione di contante negli impianti; ad aumentare la sicurezza per titolari e dipendenti; a diminuire il rischio di eventi criminosi e a migliorare la tracciabilità e la trasparenza delle operazioni. La moneta elettronica è uno strumento di modernità e tutela che i gestori riconoscono e sostengono”
Il vero nodo: commissioni che erodono il margine. Il problema non è il pagamento digitale, ma il costo che esso comporta. Le commissioni applicate sulle transazioni con carta – in particolare carte di credito e carte aziendali – oscillano mediamente tra lo 0,8% e l’1,6% dell’importo, con percentuali talvolta superiori per determinate tipologie.
“Su una transazione di 70 euro di carburante, una commissione dell’1% comporta un costo di circa 70 centesimi. – chiarisce il presidente FAIB – Considerando che il margine lordo del gestore su quella stessa vendita può superare di poco i 2 euro, la commissione può assorbire fino al 40-50% del margine operativo, e in alcuni casi anche oltre.”
Il gestore: non può determinare liberamente il prezzo del carburante; non può trasferire il costo della commissione al cliente; opera con margini rigidamente compressi ed è obbligato ad accettare pagamenti elettronici. Il risultato è una progressiva compressione della sostenibilità economica degli impianti, soprattutto quelli medio-piccoli e quelli collocati nei territori periferici.
Il gestore carburanti rappresenta oggi un presidio economico e sociale del territorio. Ha attraversato liberalizzazioni, crisi energetiche, trasformazioni normative e una profonda rivoluzione digitale. Ha investito in sicurezza e tecnologia. Senza un intervento strutturale sul tema delle commissioni dei pagamenti elettronici, il rischio concreto è che l’innovazione, anziché rafforzare il sistema, finisca per indebolire chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale al Paese.



