Al via nell’Aula della Camera la celebrazione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe dell’esodo giuliano-dalmata alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stato salutato da un lungo applauso al suo ingresso. Alla cerimonia partecipano anche la premier Meloni, i presidenti dei due rami del Parlamento e le più alte cariche dello Stato.
In apertura, gli indirizzi di saluto del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, e del presidente del Senato, Ignazio La Russa, quindi gli interventi e le testimonianze di Toni Concina, presidente onorario dell’Associazione Dalmati; Gianni Oliva, storico; Abdon Pamich, campione olimpico italiano.
Meloni: “’L’ Italia non permetterà mai più che questa storia sia negata”
“Oggi si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza”. Lo si legge in un intervento della premier Giorgia Meloni su X. “Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità. La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi. Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il “Treno del Ricordo” che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi”.


