Ghisolfi: “E se invece del CNEL abolissimo le Regioni?”

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Nel proprio come al solito pungente e schietto video editoriale, il Banchiere scrittore pone l’accento sui rischi legati al populismo che si manifesta ogni qual volta si parla di singoli emolumenti pubblici, tralasciando invece quelle che sono le cause strutturali del nostro debito pubblico e che coinvolgono interi complessivi livelli amministrativi e istituzionali intermedi

Il professor Ghisolfi, su designazione dell’Associazione bancaria italiana, è infatti riconfermato consigliere del CNEL, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, istituzione collegiale di rilievo costituzionale presieduta dal professor Renato Brunetta, già ministro della pubblica amministrazione nei Governi di Silvio Berlusconi e di Mario Monti. Proprio l’emolumento del vertice del CNEL era stato al centro di un’aspra dialettica politica che aveva tirato in ballo i massimi sistemi della giustizia sociale redistributiva.

In realtà, il CNEL assume la rilevanza di una sorta di terza Camera dello Stato poiché è incaricata, dalla nostra Carta Costituzionale, di elaborare pareri, studi, ricerche e proposte di iniziativa legislativa in tutti i settori economici e sociali, affiancando il lavoro di Camera e Senato e del Governo.

Del resto, chi proponeva di abolirlo, unitamente al Senato della Repubblica, nell’ambito della proposta di riforma Costituzionale del 2016, ossia l’attuale leader di Italia Viva Matteo Renzi, oggi siede in uno quei seggi senatoriali che proponeva di abrogare.

Semmai, il cuore della questione della spesa pubblica, e quindi della riduzione delle tasse gravanti sui cittadini, sarebbe un altro: il centralismo delle Regioni, che da quando sono state istituite, nel 1970, hanno contribuito al raddoppio del passivo statale poiché hanno creato apparati aggiuntivi e sovrapposti a quelli statali. L’unico a opporsi fu l’allora leader repubblicano Ugo La Malfa, e infatti oggi le Ragioni applicano una fiscalità addizionale, su cittadini e imprese, che si somma e non si sostituisce a quella dello Stato.

Altre esperienze europee, dove i livelli istituzionali elettivi si riducono all’ente statale centrale e ai Comuni, senza la mediazione delle Regioni, insegnano che il debito pubblico è di poco superiore al 50 per cento del prodotto interno lordo della Nazione considerata.