- Dal 2 marzo 2026, l’escalation militare ha causato oltre 968 morti e più di 2.432 feriti. Più di 1 milione di persone sono state registrate come sfollate;
- Le infrastrutture idriche del Libano erano già sotto grave pressione a causa della peggiore siccità degli ultimi decenni: i nuovi bombardamenti e la crisi dei carburanti rischiano ora di bloccare le pompe dell’acqua;
- Nei rifugi sovraffollati, il limitato accesso all’acqua potabile sta aumentando il rischio di focolai di malattie di origine idrica, con conseguenze particolarmente gravi per i bambini e le donne in gravidanza;
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Azione Contro la Fame ha già raggiunto 35.137 persone in 139 rifugi collettivi in tutto il paese con assistenza multi-settoriale: acqua, igiene, cibo, salute e alloggio.
Milano– Il tema della Giornata Mondiale dell’Acqua 2026, che ricorre domenica 22 marzo, è “When Water Flows, Equality Grows” (“dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”): un invito a riconoscere come l’accesso all’acqua sia una questione di giustizia di genere.
In Libano, quella giustizia è oggi negata da una doppia emergenza. Da un lato, la peggiore siccità degli ultimi decenni ha ridotto i bacini idrici al minimo.
Dall’altro, un’escalation militare iniziata il 2 marzo 2026 ha causato centinaia di vittime, costretto oltre 1 milione di persone — in larga misura donne — ad abbandonare le proprie case e posto una pressione estrema su infrastrutture idriche già fragili. Azione Contro la Fame, presente in Libano dal 2006, descrive una crisi idrica che non è naturale: è il diretto risultato del conflitto, della povertà e della negligenza internazionale.
Una crisi nella crisi: siccità e bombardamenti
Il Libano sta attraversando la peggiore siccità degli ultimi decenni. I livelli dei bacini idrici sono criticamente bassi, con ripercussioni sulle reti di distribuzione e sulla produzione agricola, in particolare nelle aree rurali che ospitano popolazioni sfollate. Quasi l’intero sistema idrico nazionale dipende da pompe alimentate a gasolio: senza carburante, l’acqua smette di scorrere.
L’escalation militare iniziata il 2 marzo 2026 ha ulteriormente aggravato questa situazione già critica.
I bombardamenti hanno colpito le infrastrutture legate al South Lebanon Water Establishment, comprese le strutture nell’area di Qennarit, già danneggiate da precedenti attacchi aerei in gennaio. I sistemi idrici ancora operativi segnalano un urgente fabbisogno di carburante per garantire la distribuzione dell’acqua e la gestione delle acque reflue. Se queste forniture dovessero esaurirsi, le conseguenze sarebbero immediate: le pompe si fermano, l’erogazione cessa e le malattie si diffondono.
Oltre 1 milione di sfollati e acqua insufficiente
Nelle prime 24 ore successive all’escalation del 2 marzo, circa 29.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Entro il 19 marzo, il numero di sfollati registrati aveva superato quota 1.049.328, ospitati in 633 rifugi collettivi, molti dei quali già oltre la propria capacità. Centinaia di migliaia di persone vivono in sistemazioni informali: in auto, edifici abbandonati e spazi aperti.
In queste condizioni, l’accesso all’acqua potabile è l’emergenza primaria.
Molti degli sfollati più recenti si stanno insediando in aree già abitate da famiglie libanesi sfollate dal 2024 e da rifugiati siriani, aumentando ulteriormente la pressione su reti idriche progettate per popolazioni molto più ridotte. Le famiglie nelle aree colpite dal conflitto ricorrono sempre più al mercato privato delle autobotti, spesso non regolamentato e inaccessibile per chi ha perso tutto.
Nei rifugi sovraffollati e negli insediamenti informali, il deterioramento delle condizioni igieniche aumenta esponenzialmente il rischio di malattie trasmesse dall’acqua contaminata — come il colera, la dissenteria e le infezioni intestinali — con effetti particolarmente gravi sui bambini sotto i cinque anni, le donne in gravidanza e le persone con patologie croniche.
“Le famiglie libanesi stanno vivendo una crisi nella crisi. Molte non si erano ancora riprese dalla guerra del 2024, dalla siccità e dal collasso economico. Ora devono ricominciare da capo, spesso senza acqua potabile, senza cibo sufficiente, in rifugi al limite della loro capienza. È proprio in momenti come questo che la presenza umanitaria fa la differenza: i nostri team sono sul campo per fornire acqua potabile, assistenza alimentare e cure mediche a chi ne ha più bisogno. Continueremo a farlo.”
Simone Garroni, Direttore Generale, Azione Contro la Fame Italia.
L’acqua come sistema: agricoltura e sicurezza alimentare
La crisi idrica non riguarda solo chi beve o utilizza l’acqua per garantirsi adeguate condizioni igieniche — riguarda anche chi coltiva. In Libano, i bombardamenti hanno distrutto sistemi di irrigazione, attrezzature agricole e terreni produttivi.
Gli agricoltori, già alle prese con la siccità e l’aumento dei costi dei fattori produttivi, non hanno più accesso sicuro ai propri campi e sono costretti a utilizzare acqua di qualità incerta, con conseguenze negative sia sui raccolti sia sulla salute.
Anche prima dell’escalation di marzo, la situazione era già grave: tra novembre 2025 e marzo 2026, si stima che 874.000 persone in Libano vivessero a livelli di insicurezza alimentare acuta pari o superiori alla Crisi o all’Emergenza (Fase IPC 3 o superiore), di cui 22.000 in condizioni di Emergenza (Fase IPC 4). Sebbene l’inflazione annua sia scesa al 14,8% nel 2025, ciò non è stato accompagnato da alcun reale aumento dei redditi: il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto tra gli sfollati, rimane gravemente compromesso.
La risposta di Azione Contro la Fame
Presente in Libano dal 2006, Azione Contro la Fame ha attivato i meccanismi di risposta d’emergenza immediatamente dopo l’escalation del 2 marzo. Al 19 marzo 2026, l’organizzazione ha raggiunto 35.137 persone con assistenza multi-settoriale in tutti gli otto governatorati del Libano — comprese aree difficilmente raggiungibili come Hasbaya nel Nabatieh e Zefta nel distretto di Nabatieh. I team operano a Beirut, Monte Libano, Bekaa, Baalbek-Hermel, Nabatieh, Libano del Sud, Libano del Nord e Akkar, fornendo supporto in 139 rifugi collettivi.
Sul fronte dell’acqua, igiene e servizi sanitari (WASH), l’organizzazione ha finora:
- Distribuito 39.924 litri di acqua in bottiglia e fornito 224 metri cubi di acqua tramite autobotti.
- Distribuito 1.451 kit igienici familiari, 1.501 kit per la gestione dell’igiene mestruale (MHM), 450 kit igienici per neonati e 30 kit per incontinenza.
- Supportato 139 rifugi collettivi con servizi WASH d’emergenza e distribuito 2.253 materassi e stuoie e 2.432 coperte.
Sul fronte della salute e della nutrizione, i team hanno:
- Condotto 843 consultazioni di assistenza sanitaria primaria e fornito 67 servizi di salute sessuale e riproduttiva (SRH).
- Ampliato il supporto ospedaliero a 6 strutture, mantenendo le cure per le gravidanze ad alto rischio ed estendendo i servizi di emergenza a tre ospedali aggiuntivi a Saida, Hermel e West Bekaa.
- Fornito integratori nutrizionali a 423 bambini di età compresa tra 6 e 59 mesi e sottoposto a screening per malnutrizione 196 bambini e donne in gravidanza o in allattamento.
- Raggiunto 375 caregiver con messaggi di sensibilizzazione sulla nutrizione infantile e fornito alimenti complementari a 21 bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi.
Sul fronte della sicurezza alimentare:
- Distribuito 1.208 pacchi alimentari pronti al consumo (RTE). Si stima tuttavia che fino al 40% dei bisogni alimentari rimanga insoddisfatto a causa della mancanza di risorse.
Azione Contro la Fame chiede alla comunità internazionale di esercitare pressione diplomatica per un immediato cessate il fuoco, di garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli a tutte le aree colpite e di fornire sostegno finanziario per la risposta umanitaria. Senza risorse adeguate, migliaia di famiglie rischiano di perdere accesso persino al minimo indispensabile per sopravvivere.
Azione Contro la Fame | www.azionecontrolafame.it
Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Siamo specialisti da 47 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause.
Siamo in prima linea in 57 Paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione.
Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 26,5 milioni di persone.



