Gli atti della maxi causa civile da 160mln di euro intentata da Mediaset contro Corona

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Fabrizio Corona ha messo in piedi un “agguato mediatico”, un “ecosistema persecutorio”, “aggredendo i due azionisti di controllo (per il tramite di Fininvest) del gruppo Mfe”, ossia Marina e Pier Silvio Berlusconi, “con le rispettive famiglie, oltre all’autrice e conduttrice più importante delle reti Mediaset, e altri volti noti”. Lo si legge negli atti della maxi causa civile da 160 milioni di euro intentata, con i legali Giulia Bongiorno, Andrea Di Porto e Salvatore Pino, contro l’ex agente fotografico.

E quegli “odiosi attacchi basati sul nulla” hanno anche “una reale capacità distruttiva di valore” per un gruppo come Mfe. Tanto che nella denuncia in Procura, poi, i legali di Mediaset segnalano a carico di Corona anche profili “tipici di un aggiotaggio finanziario rilevante”.

Nelle pagine in cui spiegano le ragioni della domanda di risarcimento civile, richiesto anche da noti conduttori come Gerry Scotti e Maria De Filippi, gli avvocati fanno riferimento ad un “sconcertante profluvio di insinuazioni, accuse infamanti impagliate in un vero e proprio delirio di onnipotenza della voce narrante” – ossia Corona nel format Falsissimo e nei contenuti che rilanciava sui social – “che costruisce le proprie trame diffamatorie con l’unico intento, perseguito con la massima determinazione, di trarre profitto dalla lesione della dignità altrui”.

Il suo è “uno spregiudicato e freddo calcolo economico: monetizzare l’odio, la violenza verbale, gli insulti, il disprezzo, fino ad arrivare ai presunti orientamenti sessuali delle persone, al body shaming”. 

Corona, si legge ancora, “‘crea il torbido’ e poi ci pesca dentro” e la “messinscena serve a trasformare l’utente in un seguace devoto”. Così “l’agguato mediatico viene percepito dalla community come un atto eroico, rendendo la condanna morale delle vittime ancora più rapida e virale”. Non si limita a diffamare, spiegano, ma “‘sequestra’ l’immagine pubblica dei suoi bersagli”.