Gli stretti indispensabili

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Come il mare, anche la storia ha i suoi stretti. I non più e non ancora. Dove il tempo scatta e il cielo romba. Nella tempesta sopravvive, e se può vince, chi vi si adatta.

Perde, e forse muore, chi incantato dalle sirene s’abbandona alla corrente che sapeva amica e credeva eterna, finché deviato s’infrange sullo scoglio che la sua mappa non conosceva.

L’Italia è per geografia e storia al centro di una rete di stretti che fu centro del mondo. Non lo è più. Abbiamo perso la bussola senza accorgercene. Gira lo spazio intorno a noi e noi con esso.

La rivoluzione che ci sfigura rischia di riportarci da Medioceania a Mediterranea. Da invidiabile piattaforma mediana tra Atlantico e Indo-Pacifico a sterile appendice meridionale d’Europa faccia all’Africa.

Per gli altri europei utile ad assorbire i flussi migratori e a filtrare i venti di guerra che spirano da sud-est. Ergo, siamo sciroccati. Paralizzati nella giostra impazzita perché l’ex gestore d’Oltreatlantico è in vacanza strategica. Rottura prolungata.

Pur di rimuovere l’umiliazione inflittagli dai persiani Trump minaccia sfracelli, eccita conflitti senza senso né fine. Per gli adattati, nostri vicini inclusi, è il momento di avventarsi sui tesori lasciati incustoditi dal fu egemone. Tra questi spicca l’Italia, bella e possibile. Tempo di ricordarci chi siamo e che cosa possiamo volere, prima che altri lo stabiliscano per noi.

Siamo il mare che lega l’Oceano Mondo all’intersezione fra ordine e caos, lungo la fascia circumplanetaria che decide del grado di connessione o scissione dell’umanità. E dei commerci, anche di esseri umani. Quasi privi di materie prime ma dotati di speciale talento per l’export dipendiamo dal regime degli stretti. Se aperti prosperiamo, se come oggi semichiusi soffriamo, se barrati moriamo.

Non stupisce che il tema sia omesso dal dibattito “politico” e solo sfiorato dai media. Fa eccezione uno studio della Marina Militare (Mediterranei globali. Politiche e strategie per i “mari ristretti”, a cura di G. Schivardi, F. Zampieri e D. Ghermandi) che mostra come la crisi degli stretti, specie del Mar Rosso, interrompa lo spazio marittimo globale e spezzi l’Eurasia in due. Con la Sicilia spartiacque sopra e sotto le onde. Quanto ai “fantomatici” corridoi terrestri alternativi, dopo la rottura con la Russia non ricucirebbero Oriente e Occidente. Italia avvertita…

Oggi che quasi tutto tende a frammentarsi, la giuntura medioceanica soffre. Se cede, siamo fritti. Affonderemo in un “mare” scaduto a lago salato, mentre i nordici sperano nella fusione dei ghiacci artici per agganciare la direttissima Cina-Usa via Russia.

Autostrada (con pedaggio) della Grande Componenda, caso mai la Super-Jalta del secolo prendesse sostanza. Niente di nuovo sotto il sole: capitò sei milioni di anni fa, quando il convergere di fenomeni geologici straordinari provocò la chiusura dello Stretto di Gibilterra, con evaporazione delle acque.

Oggi le Colonne d’Ercole stanno tornando a delimitare un confine attorno e dentro il nostro mare. Come dimostra Francesco Zampieri in questo volume di Limes, il rimbalzo della (semi)chiusura del Mar Rosso, cuore del Medioceano, giova ai porti marocchini, rafforza per ora gli spagnoli, mentre dissecca Genova e gli altri scali tirrenici. Così come la crisi dei passaggi sudorientali incendiati o circondati dalle guerre, tra Hormuz e Suez, contribuisce a impoverire Trieste e i porti adriatici.

Lucio Caracciolo