“Ricorrono in questi giorni i quarant’anni dall’avvio del Maxi Processo alla mafia, un passaggio che ha segnato una svolta epocale nella storia di Palermo, della Sicilia e dell’intero Paese. Fu un processo che dimostrò, per la prima volta in modo chiaro e inequivocabile, che Cosa nostra poteva essere indagata, compresa e colpita come un’organizzazione criminale unitaria.
Tutto questo fu possibile grazie alla straordinaria capacità investigativa, al rigore giuridico e al coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a tanti magistrati, forze dell’ordine, collaboratori e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno nella lotta alla mafia.
Il maxi processo non fu solo un evento giudiziario, ma un atto di riscatto collettivo. Rappresentò la risposta dello Stato a chi pensava che la violenza e l’intimidazione potessero soffocare per sempre la libertà e la dignità di questa città.
Da quel momento Palermo ha iniziato un lento ma profondo cambiamento culturale, fondato sulla legalità, sulla partecipazione e sulla responsabilità civile.
Ricordare oggi quel passaggio storico significa rinnovare un impegno: custodire la memoria di chi ha sacrificato tutto per la giustizia e continuare, ogni giorno, a costruire una città libera dalle mafie, più giusta e più consapevole del proprio futuro”.