I guai della commissione antimafia: ora va sciolta

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Quale credibilità può attribuirsi a una Commissione antimafia composta da una presidente e da una maggioranza di componenti che si sono impegnati in prima persona nella recente campagna referendaria per l’approvazione di una riforma costituzionale il cui scopo era di ristabilire il controllo della politica sulla magistratura, come dichiarato da tanti autorevoli esponenti della compagine governativa e dai vertici dei partiti di governo, incapaci di tenere a freno la lingua?

Di una politica – si badi bene – impersonata da un’interminabile sfilza di personaggi simbolo delle collusioni tra politica e mafia e della corruzione, condannati con sentenze definitive e, tuttavia, rappresentati come vittime di un uso politico della giustizia da parte della magistratura e portati in palmo di mano da tanti esponenti della maggioranza, loro sodali, amici e compagni di merende.

Quale credibilità può avere una Commissione antimafia la cui maggioranza sin dal suo insediamento si è pervicacemente opposta a qualsiasi indagine conoscitiva su tutti i gravi depistaggi protratti nel tempo sino a epoca recente, che hanno compromesso l’esito delle indagini sui mandanti e complici a volto coperto delle stragi del 1992 e del 1993? Che si oppone a qualsiasi indagine sulla comprovata partecipazione di soggetti esterni alle fasi esecutive delle stragi? Che eroizza come vittime di un uso politico della giustizia personaggi a tutt’oggi indagati per quelle stragi dalla Procura della Repubblica di Firenze?

E tutto ciò allo scopo di approfittare degli attuali rapporti di forza per esorcizzare la verità storica che la campagna stragista dei primi anni Novanta fu levatrice dell’attuale ordine politico, di cui i partiti della maggioranza sono gli utilizzatori finali?

Per blindare come verità di Stato che si trattò solo di stragi di mafiosi con la coppola storta, i soliti noti “brutti sporchi e cattivi”, per vecchie storie di appalti della Prima Repubblica, una stagione ormai archiviata dalla storia? Che credibilità può avere una Commissione antimafia espressione della stessa maggioranza che dall’inizio della magistratura si è incessantemente impegnata per disattivare i principali anticorpi dell’ordinamento contro la proliferazione incontrollata di comitati di affari, di occulti matrimoni di interessi tra colletti bianchi e aristocrazie mafiose imborghesite? Che ha aperto vaste praterie alla mafio-corruzione, alle massomafie, a una malapolitica che si autoriproduce grazie a un consenso drogato dal voto di scambio, di cui le mafie sono specialiste?

Roberto Scarpinato