Nel novembre del 2003 mi venne diagnosticato un tumore alla prostata. Avevo sessant’anni.
Quella parola, però, non era nuova per me: mio padre aveva avuto la stessa malattia ed era morto. Io avevo già visto cosa poteva significare arrivare troppo tardi.
Mio padre aveva paura dei medici, degli ospedali e degli esami. Io ho sempre pensato che, se avesse affrontato prima la malattia, avrebbe potuto essere ancora vivo. Quando il tumore ha colpito anche me, il suo ricordo mi ha spinto a comportarmi diversamente.
Facevo controlli regolari, da manuale. Ed è stato proprio grazie a quei controlli che il cancro è stato scoperto in una fase iniziale. Sono stato molto proattivo: non volevo aspettare, non volevo concedere alla malattia il tempo di andare avanti.
Ho affrontato una prostatectomia e un periodo difficile fatto di paura, cure e attesa. Poi è arrivata la guarigione. Anni dopo potevo finalmente dire di essere sano come un pesce, toccando ferro.
Quello che mi è successo mi ha insegnato qualcosa che non posso dimenticare. Sono l’esempio vivente dell’importanza dei controlli regolari. Il mio medico mi disse che, senza quella diagnosi tempestiva, probabilmente avrei potuto avere lo stesso destino di mio padre.
Oggi sto bene e il periodo della malattia è diventato un lontano ricordo. Ma dentro di me resta ciò che ho vissuto e soprattutto resta mio padre. Io ho avuto la possibilità di scoprire il tumore in tempo, affrontarlo e continuare a vivere. Ed è proprio per questo che la mia storia, più di qualsiasi parola, mi ricorda quanto possa essere importante non avere paura di controllarsi.”
Robert De Niro



