Sembra che il Gran Rottamatore sia stato preso dalla fregola di rientrare a sinistra, nel cosiddetto “campo largo”.
Fregola, a quanto pare, incoraggiata o non ostacolata da Elly Schlein e dagli altri dirigenti del PD.
Intanto, dilaga lo sconcerto fra gli elettori, fra i partiti della coalizione, primo fra tutti il Movimento Cinque Stelle, e fra quei pochi analisti che ancora pensano senza buttare gli occhi alla banderuola. Possibile, si stanno chiedendo in molti, che il Partito Democratico sia posseduto da tanto autolesionismo, da tanto masochismo, da questa vera e propria Sindrome di Stoccolma? Possibile che il PD si fidi ancora di chi: ha fatto bere ai lavoratori italiani il ricinale Jobs Act; ha giurato solennemente, nel 2016, che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum confermativo sulla sua riforma costituzionale, per cavarsela, dopo la sconfitta, fischiettando; ha buggerato tutti i suoi alleati, da Giuseppe Conte a Carlo Calenda; fa l’amicone dello squarta-giornalisti Mohammad bin Salman Al Sa’ud; ha accolto, nel 2014, Silvio Berlusconi al Nazareno, sede del Partito Democratico, per stipulare con cotanto statista, frodatore del fisco (sentenza di Cassazione 35729/13) e finanziatore della mafia (sentenza di Cassazione 28225/14), un accordo su sciocchezzuole come la riforma della legge elettorale e della Costituzione?
Ma applichiamo la logica. Partiamo da una prima ipotesi disgiuntivo-esclusiva. O la Schlein e il gruppo dirigente del PD sono bischeri, come si dice a Firenze, minchioni, come si dice a Palermo, pirla, come si dice a Milano, oppure sono costretti da qualcuno a riaccogliere Italia Viva e il suo fondatore nella coalizione.
Dato che, anche per tema di querele, dobbiamo escludere che Elly & Co. siano pirla, minchioni o bischeri, non possiamo che affidarci al secondo corno dell’ipotesi: qualcuno impone al Partito Democratico ciò a cui non vorrebbe sottostare.
Proseguiamo con un’ipotesi implicativa. Se qualcuno può imporre a un partito di concludere un’operazione politica, ovvero l’ingresso di Renzi e Italia Viva in coalizione, che, stando ai sondaggi, con ogni probabilità gli farebbe perdere elettori ed elezioni; cioè, se qualcuno può imporre a un partito politico di suicidarsi, questo qualcuno deve essere davvero potente.
E chi potrebbe essere così potente? Più potente di un partito fatto di milioni di persone, elettori, militanti, dirigenti? Quale potentato interno o estero potrebbe essere più forte di un grande partito?
Proviamo a seguire le impronte, a unirle, per tracciare il disegno. Nel 2015, Denis Verdini, uomo forte di Berlusconi in Toscana, dopo un pranzo con questi, annuncia la sua fuoriuscita da Forza Italia e, trascorsi pochi giorni, appoggia il governo Renzi con un pugno di fedelissimi. Strano, vero? Una rottura tra due vecchi compari dopo un pranzo, a pancia piena. In realtà, è tutto concordato.
Berlusconi, con questa operazione, dà l’avallo al governo renziano e vi pone a guardia un suo mastino. Nel 2014, come ricordato sopra, il Grande Rottamatore, da segretario del Partito Democratico, sigla con Berlusconi il cosiddetto “patto del Nazareno”. Ma non è la prima volta che i due si incontrano.
Nel 2010, Renzi, da sindaco di Firenze, compie una visita riservata ad Arcore per parlare dei problemi del capoluogo toscano (sic!). Visita che susciterà in molti perplessità e polemiche. Nel 1994, il giovine Matteo partecipa su Canale 5 alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno, vincendo 48,4 milioni di lire.
Già, Canale 5, Mediaset: proprio a Mediaset potrebbero condurre le impronte, e alla famiglia Berlusconi. Ma non famiglia in quanto tale, bensì in quanto perno del sistema gigantesco di interessi che le trottola intorno. La famiglia Berlusconi è la politica, in cui aggeggia tramite Forza Italia.
È il sistema bancario, in cui si è intrufolata con Mediolanum. È il sistema industriale, in cui spicca con le sue tante aziende, prima fra tutte Mediaset. E con Mediaset è l’informazione, il cinema, la radio e, insieme alla casa editrice Mondadori, l’editoria.
La famiglia Berlusconi, è il Sistema. Un pachiderma di denaro e di interessi spaventato da un topolino, il Movimento Cinque Stelle, con la sua carica antisistema, che potrebbe far deflagrare equilibri di potere sistemati con certosina cura nei decenni. Il sistema politico-economico italiano, con informazione al guinzaglio, è terrorizzato dal Movimento. Di tutto ha fatto per neutralizzarlo. E, oggi, un Renzi buttato nel centrosinistra potrebbe essere un utile strumento di interdizione e di ricatto.
Daniele Barni



