Il Consiglio dei ministri competente per la disciplina dei prefetti in quiescenza

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Il T.A.R. per il Lazio, con la sentenza n. 4304 del 6 marzo 2026, ha stabilito che spetta al Consiglio dei ministri, e non al solo Ministro dell’Interno, accertare la responsabilità disciplinare di un prefetto in quiescenza.

La vicenda nasce dal ricorso di un prefetto in pensione contro un decreto ministeriale che lo riteneva responsabile di violazioni disciplinari legate a fatti di reato ormai estinti per prescrizione. Il tribunale ha annullato il provvedimento, ritenendo incompetente il singolo Ministro, in quanto la legge attribuisce questa funzione all’organo collegiale.

Il T.A.R. ha inoltre respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata dall’amministrazione, confermando la compatibilità dell’articolo 123 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 con i principi costituzionali.

La norma, infatti, rientra nel modello previsto dall’articolo 95 della Costituzione, che assegna specifiche funzioni amministrative all’autorità politica pur salvaguardando i principi di imparzialità e separazione dei ruoli.

La decisione ribadisce che, anche per i prefetti cessati dal servizio, il Consiglio dei ministri è l’unico organo competente a pronunciarsi sulla decadenza per motivi disciplinari, confermando la coerenza dell’ordinamento con il sistema di nomina basato sulla fiducia politica.