Io offro competenze, tu offri compenso. Se entrambi accettiamo, nessun ministro, funzionario o tribunale del lavoro dovrebbe mettersi in mezzo.
La rigidità normativa, invece, trasforma ogni assunzione in una scommessa contro lo Stato.
Risultato? Meno assunzioni, più nero, più precariato reale, più fuga all’estero.
Lo Stato prima rende costoso assumere, poi si commuove per la disoccupazione. Prima tassa il salario fino all’osso, poi promette bonus. Prima vieta contratti flessibili, poi piange sui giovani esclusi.
È il classico incendio appiccato dal pompiere pubblico. La vera tutela del lavoratore non è il CODICE, ma la CONCORRENZA: più imprese, meno barriere, meno tasse, più libertà di cambiare, negoziare, crescere.
Un lavoratore è forte quando può scegliere, non quando è incatenato a un contratto collettivo deciso da apparati lontani.



