Let Cuba Breathe: “Ieri eravamo in piazza a chiedere all’Europa di scegliere la propria sovranità. Oggi l’Aula ha scelto di genuflettersi a Washington, cancellando il bloqueo e processando un popolo per la fame che altri gli hanno imposto”
Strasburgo – Il Parlamento europeo ha approvato oggi la risoluzione “Sulla repressione politica e la situazione umanitaria a Cuba”, il testo presentato da Partito Popolare Europeo, Renew Europe e Conservatori e Riformisti Europei e passato senza il voto del gruppo Socialisti e Democratici.
Nel documento non compare alcun riferimento al bloqueo statunitense: la responsabilità della crisi umanitaria che sta colpendo undici milioni di cubani viene attribuita interamente al governo dell’Avana, mentre l’Assemblea chiede una rapida transizione verso un sistema multipartitico e di mercato, la sospensione di ogni relazione con le autorità cubane e il sostegno alle organizzazioni dell’opposizione di Miami.
“Ci sembra quasi una pre-autorizzazione, una wild card per il Presidente Trump che da mesi minaccia la possibilità di un intervento armato.” ha dichiarato Roberto Forte, portavoce di Let Cuba Breathe.
Nessuna parola, nel testo approvato, sull’extraterritorialità delle sanzioni americane che colpiscono ogni giorno aziende e cittadini europei che mantengono legittimi rapporti commerciali con l’isola.
Nessun richiamo al Regolamento di blocco (Blocking Statute) che l’Unione europea si è data proprio per impedire alle imprese europee di piegarsi alle prescrizioni extraterritoriali di Washington, e che oggi resta lettera morta.
Nessun riferimento a decine e decine di voti di condanna delle Nazioni Unite oltre agli allarmanti richiami del segretario generale dell’ONU e dell’organizzazione mondiale della sanità rispetto allo spaventoso aumento della mortalità infantile negli ultimi mesi a Cuba a causa del blocco petrolifero che secondo il testo approvato dal parlamento pare non esistere.
La risoluzione decide di ignorare completamente che negli ultimi 3 mesi le aziende europee che hanno rescisso contratti con Cuba sotto la pressione e la minaccia delle sanzioni sono decine, forse centinaia, senza dover fare particolari sforzi si trovano fonti ufficiali su: Meliá Hotels International, Iberostar Group, Air France, Iberia, Plus Ultra Líneas Aéreas, CMA CGM, Hapag-Lloyd. Per il settore farmaceutico e biotecnologico è più complesso ma ci si arriva comunque, Novo Nordisk grande azienda Danese non vende più insulina a Cuba perché le banche danesi non accettano più pagamenti provenienti da Cuba.
Al contrario molte parole sulla questione umanitaria, ovviamente senza citare la causa che la sta generando ma parlando di prigionieri politici citando una ONG spagnola che non pubblica i suoi bilanci, che pare finanziata unicamente da un privato cittadino e che lavora quasi esclusivamente su Cuba.
Ci dimentichiamo che In Israele, le statistiche ufficiali del Servizio Carcerario dello Stato (IPS), convalidate da Amnesty International e persino dai Country Reports del Dipartimento di Stato USA, certificano una quota record compresa tra i 3.500 e i 4.600 detenuti politici in regime di detenzione amministrativa (reclusi a tempo indeterminato, senza accuse formali né processo sulla base di prove segrete), all’interno di una popolazione carceraria palestinese che supera le 9.400 unità.
Quello che stupisce – denunciano da Let Cuba Breathe – non è tanto il doppio standard, di cui tutti potrebbero essere accusati, quanto la temporalità: si accettavano i medici cubani in tempo di pandemia, mentre oggi ci si mette a disposizione del ‘grande alleato’ americano. Si citano le proteste cacerolazo , ma non si menzionano l’oltre milione di persone in piazza per Cuba il primo maggio a L’Avana, le centinaia di migliaia mobilitate in questi mesi sull’isola e in tutto il mondo, né i cubani residenti all’estero che, insieme ai movimenti di solidarietà, hanno animato le piazze in decine di paesi europei e non.
Proprio ieri la campagna si era rivolta all’Europarlamento chiedendo una presa di posizione netta a difesa di Cuba: la risposta scarica ogni responsabilità sul governo cubano e cancella l’esistenza stessa del bloqueo.
“Fortunatamente questa è solo una risoluzione, evidentemente non si poteva negare un piacere a Marco Rubio in questo momento di difficoltà. Non definirà il futuro di Cuba che dipende in gran parte dalla volontà del suo popolo e delle sue istituzioni nel difendere la propria sovranità come hanno fatto in questi 60 anni, e anche in piccola parte dalla nostra capacità di starle vicino, di mobilitarci e di non lasciarla sola. Più che per Cuba sembra l’ennesima occasione persa dall’Europa.” ha dichiarato Roberto Forte, portavoce di Let Cuba Breathe.
Let Cuba Breathe annuncia che il tour europeo “Europe, Wake Up!” continuerà nelle prossime settimane nelle principali città del continente.



