l’agonia dei fiordi norvegesi.
Dietro alla produzione su larga scala di uno dei pesci più consumati al mondo si cela un impatto ambientale devastante per i fondali e la fauna selvatica. L’acquacoltura intensiva in Norvegia sta spingendo gli ecosistemi marini oltre il punto di rottura.
I reflui (feci e mangime in eccesso) dell’acquacoltura norvegese immettono in mare una quantità di azoto e fosforo paragonabile a quella prodotta da circa 20 milioni di persone — in un Paese che conta appena 5,5 milioni di abitanti.
I trattamenti chimici e i biocidi impiegati per combattere la piaga dei pidocchi di mare finiscono direttamente in acqua, decimando la fauna locale come gamberi e granchi.
La conformazione chiusa dei fiordi limita il ricambio d’acqua. I rifiuti accumulati consumano tutto l’ossigeno dei fondali, trasformando ecosistemi un tempo ricchi di vita in vere e proprie distese anossiche.
Le costanti fughe di salmoni dagli allevamenti indeboliscono il patrimonio genetico delle popolazioni selvatiche, mettendone a rischio la sopravvivenza a lungo termine.
Per tutto questo è urgente ripensare le nostre abitudini alimentari. Se proprio scegliamo di mangiare pesce, facciamolo in modo responsabile, orientiamoci rigorosamente su pesce selvatico, locale e di stagione. Come vi raccontiamo da 21 anni con la nostra campagna “Una Ricetta per salvare il Mare”, il potere è nelle nostre mani, facciamo valere le nostre scelte di consumo e guidiamo noi il mercato.



