
Per la prima volta nella storia la guida suprema di uno stato, Ali Khamanei, è stato ucciso da remoto. Era già accaduto in realtà al leader di al-Quaeda, Ayman alZawairi e ad altri esponenti iraniani, un generale delle forze armate e uno scienziato nucleare
Ma quello di Khamanei è il primo “tirannicidio” compiuto a distanza, tramite la tecnologia avanzata, l‘hackeraggio delle infrastrutture e delle telecamere di sorveglianza stradale, i droni, l’intelligenza artificiale e le armi teleguidate.
I droni sono ormai i nuovi combattenti di prima linea, quasi a confermare il transito verso una radicale disumanizzazione della guerra, frutto in realtà di una più vasta disumanizzazione della vita e delle relazioni.
Qualcuno osserverà il passaggio a un conflitto più preciso, con obbiettivi mirati e minor dispendio di vite umane almeno da parte di chi compie questi atti, non di chi li subisce.
Ma a giudicare poi dal numero di vittime civili e di obbiettivi non militari che vengono colpiti e coinvolti, come ospedali, case, strade e scuole, si ha in realtà una smentita dell’intelligenza delle armi e della precisione chirurgica negli obbiettivi da colpire.
Ma il tema vero che resta, al di là dell’attuale conflitto degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è la guerra da remoto, la guerra in automatico, compiuta tramite mezzi e dispositivi.
Segna una svolta radicale e difficilmente reversibile, non si può tornare indietro, è molto difficile che accada.
Non c’è più bisogno di squadre speciali, missioni di corpi scelti e nemmeno di intrepidi o folli attentatori per eliminare un uomo di potere, un sovrano, una figura di spicco.
E naturalmente non c’è bisogno di una giustificazione etica per togliere di mezzo il presunto despota; è possibile eliminare da remoto qualunque leader considerato nemico, indipendentemente se sia un tiranno o no.
Il tirannicidio era giustificato in Occidente come una ribellione estrema contro un sovrano che violava le leggi elementari della vita e calpestava la dignità dei sudditi con l’uccisione, la tortura, la violenza e la repressione della libertà. Il sottinteso era che si trattava degli stessi sudditi che si ribellavano al tiranno e non di potenze straniere.
Marcello Veneziani


