Il punto è Giorgia Meloni

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Ragioniamo per paradosso. Perché quasi verrebbe da dire: Santanchè resti al suo posto. Non perché vada difesa – abbiamo già presentato la terza mozione di censura e sono due anni che diciamo il contrario – ma perché il punto oggi non è lei.

Il punto è Giorgia Meloni.

Perché è Meloni che ha personalizzato tutto, che ha alzato i toni, che ha trasformato ogni passaggio politico in uno scontro identitario. È Meloni che, in campagna elettorale, ha scelto di attaccare la magistratura con parole gravissime. È Meloni che oggi, dopo una sconfitta politica evidente, prova a cambiare schema.
E allora no, non funziona così.

Non si può pensare di scaricare tutto su qualcun altro per ripulirsi l’immagine. Non si può prendere “i più deboli” e usarli come capro espiatorio per dimostrare forza. Se c’è qualcuno che deve rispondere oggi, è lei.

Per questo il paradosso serve a chiarire: non è il momento di fare finta che basti una testa per chiudere la partita. Non è Santanchè il problema politico di oggi, Santanchè è un problema politico da sempre.

Il problema è la Presidente del Consiglio e tutto il Governo. Venga in Parlamento. Si assuma la responsabilità politica di quello che è successo. Lo spieghi al Paese.

Perché il punto vero – ed è quello che gli italiani devono capire – è che Meloni e Santanchè sono due facce della stessa medaglia: un modo di intendere la cosa pubblica in cui la coerenza conta meno del consenso e la gestione del potere viene prima di tutto. Due persone che non hanno alcuna bussola etica, alcun rispetto per le Istituzioni e per la Costituzione. Uno spettacolo osceno.

Stefano Patuanelli