È assai probabile che la razzia del 16 ottobre del 1943 non abbia visto la partecipazione diretta dei militi fascisti, cioè di quanti, dopo l’8 settembre, avevano aderito alla Repubblica di Salò, anche se ci sono state una o due testimonianze in contrario
Ma fu l’unico caso in cui i nazisti agirono da soli. Da soli, bisogna sottolineare, durante la fase del rastrellamento, quando i camion caricavano gli ebrei dalle loro case per portarli al Collegio Militare, in Via della Lungara, da dove poi il treno li avrebbe portati direttamente ad Auschwitz.
Ma le liste con cui essi furono cercati, individuati, arrestati erano quelle compilate nel 1938 dal regime fascista e attentamente aggiornate, depositate nelle questure, nelle prefetture e perfino in qualche commissariato.
I nazisti le ebbero da subito a disposizione, consegnate loro senza remore dai funzionari fascisti. Inoltre, queste liste dovevano, per poter essere adoperate negli arresti, essere organizzate per quartieri, strade, numeri civici, interni.
Per una settimana ci lavorarono agenti della polizia italiana, comandati dal commissario Alianello, lo stesso che redasse le liste per le Fosse Ardeatine e che poi, processato nel dopoguerra, si fece bello di aver tolto otto ebrei da quelle liste: un episodio su cui Giacomo Debenedetti ha scritto nel 1944 un saggio straordinario appunto intitolato Otto Ebrei.
Dopo la razzia romana, i fascisti parteciparono a quelle di Firenze, Bologna, Torino, Milano e Genova, accanto al capitano Dannecker, lo specialista della caccia agli ebrei mandato a tentare di arrestare tutti gli ebrei presenti in Italia. Inoltre, la neonata Repubblica di Salò emanò il 30 novembre una circolare che dichiarava tutti gli ebrei, italiani o stranieri, stranieri nemici e ne ordinava l’arresto.
Solo gli ebrei che avevano superato i settant’anni potevano essere lasciati liberi, limite che i nazisti non riconobbero. I minori dovevano seguire la sorte dei genitori, cioè essere anch’essi arrestati. Furono creati dei campi provvisori per radunare gli arrestati in attesa di consegnarli ai nazisti. Erano aule di scuole, chiese, stanze d’albergo.
L’impegno diretto dei fascisti di Salò nella cattura e nella consegna alla deportazione degli ebrei presenti in Italia è così documentato ed è stato ampiamente analizzato dalla storiografia. Nel clima di amnistia successivo alla Liberazione, è stato uno dei temi rimossi, come quello delle leggi del 1938, di cui poco si è parlato fino al cinquantenario, nel 1988.
Che poi, in tutto questo, ci siano stati anche dei funzionari di Salò che invece di consegnarli alle SS salvarono gli ebrei, è un fatto. Ma è invece vero che il governo Badoglio, nei mesi tra luglio e settembre del 1943, non si curò di nascondere o distruggere le liste degli ebrei. Solo qualche funzionario vi riuscì a titolo individuale. La complicità della Repubblica di Salò con la Shoah è un fatto indiscutibile. E il fatto che la razzia del 16 ottobre a Roma sia stata condotta solo dai nazisti non basta certo a scagionarla.
ANNA FOA



