Il silenzio che pesa: responsabilità politica e credibilità internazionale

0
31
palestina
palestina

Scrivo queste riflessioni con un duplice sguardo: quello del cittadino impegnato nel dibattito pubblico e quello di chi, per storia personale e attività diplomatica, considera la difesa dei diritti umani un terreno che richiede rigore, coerenza e responsabilità

Le notizie emerse recentemente pongono una questione che va ben oltre il piano giudiziario. Si tratta di fatti gravi che attendono, com’è doveroso, il vaglio definitivo della magistratura, ma che nel frattempo impongono una riflessione politica e morale non più rinviabile.

In questo contesto, una domanda si impone con forza. Dove sono le prese di distanza della sinistra italiana, le parole di cautela, l’assunzione di responsabilità?

Il loro silenzio che accompagna queste rivelazioni non può passare inosservato.

È necessario ribadirlo con chiarezza, soprattutto in un contesto internazionale già lacerato dai conflitti: la solidarietà al popolo palestinese è legittima, doverosa e va difesa.

Quando emergono elementi di tale portata, il minimo richiesto a chi ha responsabilità pubbliche è una presa di distanza chiara, pubblica, inequivocabile. Non per anticipare sentenze, ma per tutelare la credibilità delle istituzioni, delle reti solidali autentiche e delle stesse cause umanitarie.

Il silenzio, invece, rischia di apparire come una scelta. La scelta di non incrinare una narrazione ideologica che, nel tempo, ha tollerato zone grigie. La scelta di applicare criteri differenti a seconda dei soggetti coinvolti: severi e giustamente esigenti quando emergono situazioni critiche, indulgenti o distratti quando qualcuno si nasconde dietro sigle formalmente umanitarie.

Dal punto di vista diplomatico, questa ambiguità ha un costo elevato. Indebolisce la credibilità di chi si propone come interlocutore per la pace, mina la fiducia tra partner internazionali e offre argomenti a chi confonde deliberatamente la difesa dei diritti umani con comportamenti inappropriati.

La credibilità politica e morale si misura qui: nella capacità di riconoscere errori, di ammettere superficialità, di affermare senza esitazioni che l’etica e il rispetto dei diritti umani vanno sempre difesi, senza eccezioni, senza giustificazioni, senza bandiere di comodo.

Difendere i diritti umani significa anche difenderli dalla loro strumentalizzazione. Significa proteggere le cause giuste dall’essere contaminate da chi le utilizza per finalità diverse.

Voglio sottolineare chiaramente: questa riflessione non attacca alcun popolo, religione o cultura, ma condanna esclusivamente comportamenti che ne strumentalizzano le cause. La mia critica è rivolta alla responsabilità politica e morale, non a persone innocenti.

Oggi, più delle immagini del passato, parlano le assenze del presente. E in certi momenti, il silenzio non protegge né media. Rivela.

g.p. notizieinunclick