Il welfare familiare grava sulle stesse famiglie. Cosa raccontano i dati del gap italiano

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A firma di Giorgia Ventura, Responsabile Business Development di International Care Company (ICC)

In Italia oltre 7 milioni di persone svolgono attività di caregiving familiare, supportando anziani, disabili o familiari non autosufficienti almeno una volta alla settimana.

Secondo le stime elaborate da ISTAT nell’ambito dell’Indagine Europea sulla Salute (EHIS) e discusse nel Tavolo tecnico sui caregiver familiari istituito dal Governo[1], in Italia sarebbe questa platea enorme e spesso invisibile, a garantire l’assistenza senza la quale il sistema di welfare nazionale faticherebbe a reggere. Il caregiving si profila, quindi, come tutt’altro che un fenomeno marginale, relegato all’ambito familiare.

In un Paese che invecchia sempre di più, la pressione sul sistema di assistenza è destinata ad aumentare.

L’Italia è il Paese più anziano dell’Unione Europea: al 1° gennaio 2026 gli over 65 risultano essere quasi 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione. Gli over 85, invece, alla stessa data hanno superato i 2,5 milioni e continuano a crescere. Parallelamente diminuisce la popolazione in età lavorativa e si riduce il numero medio di componenti per famiglia[2].

Anche la struttura familiare è cambiata profondamente e tende a contrarsi verso un modello mononucleare. Crescono le famiglie composte da una sola persona e aumentano gli anziani che vivono da soli. Secondo i dati Istat, oltre un quarto delle famiglie italiane è costituito esclusivamente da persone over 65, mentre le famiglie unipersonali di anziani ultra 75enni rappresentano una quota sempre più significativa del totale[3].

A ciò si aggiunge il fenomeno della non autosufficienza, che coinvolge milioni di persone e richiede assistenza continuativa per attività quotidiane, cure sanitarie e supporto relazionale.

La fragilità, infatti, non coincide esclusivamente con l’età avanzata. Secondo l’Istat[4]in Italia vivono circa 2,9 milioni di persone con disabilità, pari al 5% della popolazione, molte delle quali necessitano di supporto continuativo. A queste situazioni si affiancano spesso condizioni di vulnerabilità economica e sociale: nel 2024 oltre 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta e più di un quinto della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale.

In questo scenario, il ruolo del caregiver è ancora svolto principalmente dalle donne, spesso tra i 45 e i 64 anni, su cui grava il supporto familiare e al contempo la gestione lavorativa e assistenziale. L’impegno settimanale varia molto, con punte molto più elevate nei casi di grave infermità e non autosufficienza. Spesso si tratta di figlie che assistono un genitore anziano, con un impatto significativo sulla qualità della vita, sulla salute psicofisica e sulle opportunità professionali.

È un lavoro gratuito che produce un valore economico non quantificato ma essenziale per il funzionamento del sistema sociale.

Secondo Eurocarers, organizzazione europea che rappresenta i caregiver informali, circa l’80% dell’assistenza a lungo termine nell’Unione Europea è fornita da familiari e caregiver non retribuiti, che costituiscono la principale risorsa del sistema di long-term care[5]. Se lo Stato dovesse quindi sostituire integralmente questo lavoro attraverso servizi professionali domiciliari o residenziali, la spesa pubblica aumenterebbe in modo esponenziale.

Nonostante il ruolo fondamentale svolto dai caregiver, il quadro normativo italiano rimane frammentato. Pur essendoci alcune misure di sostegno, tra cui i permessi retribuiti previsti dalla Legge 104, il congedo straordinario biennale per l’assistenza ai familiari con disabilità grave e alcuni interventi regionali, manca ancora una legge organica che definisca diritti, tutele previdenziali e riconoscimento giuridico della figura del caregiver familiare.

Negli ultimi anni il tema è entrato con maggiore forza nell’agenda politica, ma i provvedimenti approvati non hanno ancora colmato il divario tra i bisogni reali e gli strumenti disponibili. Un passaggio importante è rappresentato dalla Legge n. 33 del 2023 sulla non autosufficienza[6], che ha avviato una riforma complessiva dell’assistenza agli anziani. I decreti attuativi hanno introdotto nuovi strumenti per rafforzare la presa in carico domiciliare e l’integrazione tra servizi sociali e sanitari. Nonostante ciò, l’effettiva implementazione della norma procede lentamente e il sostegno diretto ai caregiver resta insufficiente rispetto alle necessità.

Ma dove si manifesta oggi il vero gap del welfare familiare? Non tanto nell’assenza di contributi economici, quanto nella scarsità di servizi capaci di alleggerire concretamente il lavoro quotidiano dei caregiver.

Chi assiste un familiare non autosufficiente ha bisogno soprattutto di tempo, supporto organizzativo e orientamento. Le attività di cura occupano gran parte della giornata: dall’igiene personale alla preparazione dei pasti, dalla gestione delle terapie agli spostamenti per visite ed esami, fino alle incombenze burocratiche e amministrative. Molte delle misure Long-Term Care oggi disponibili continuano invece a concentrarsi prevalentemente sul sostegno economico dell’assistito attraverso contributi monetari e forme di integrazione al reddito.

Si tratta di strumenti importanti, ma che spesso non risolvono le difficoltà pratiche delle famiglie. Servirebbero servizi capaci di affiancare realmente il caregiver: supporto nelle attività domestiche, aiuto nei trasferimenti, orientamento tra servizi sanitari e sociali, sollievo temporaneo nei momenti di maggiore difficoltà, oltre a un sostegno psicologico che aiuti ad affrontare il carico emotivo.

A tutto questo si aggiunge la difficoltà di orientarsi tra servizi territoriali frammentati e procedure burocratiche complesse. Molte famiglie non riescono a ottenere risposte tempestive o non conoscono nemmeno le opportunità disponibili.

Il risultato è un sovraccarico che incide sul benessere psicofisico dei caregiver, sulla loro permanenza nel mercato del lavoro e, più in generale, sulla qualità della vita dell’intero nucleo familiare.

Di fronte a questa pressione crescente, stanno emergendo risposte sempre più articolate. Il welfare aziendale introduce servizi di conciliazione tra lavoro e assistenza; cooperative sociali e associazioni offrono supporto domiciliare e formazione; i centri diurni rappresentano un presidio importante per contrastare isolamento e sovraccarico familiare; il volontariato continua a svolgere un ruolo fondamentale nelle comunità locali.

Tuttavia, l’accesso ai servizi dipende spesso dal territorio di residenza, dalle risorse economiche della famiglia e dalla capacità di orientarsi tra procedure complesse. In molte aree del Paese l’offerta continua a essere insufficiente rispetto alla domanda.

In questo contesto cresce l’interesse verso le tecnologie per l’assistenza domiciliare, considerate non come sostituti della relazione umana ma come strumenti di supporto in grado di alleggerire il carico quotidiano e migliorare la sicurezza delle persone fragili oltre che la serenità dei caregiver.

La teleassistenza, oggi molto diversa dai tradizionali sistemi di chiamata d’emergenza, integra infatti monitoraggio remoto, sensori ambientali, dispositivi indossabili, contatti programmati e piattaforme digitali che mantengono un collegamento costante tra assistito, caregiver e operatori.

A questi strumenti possono affiancarsi servizi di coordinamento, gestione degli appuntamenti sanitari, orientamento nella rete territoriale e, ove previsto, organizzazione degli spostamenti per visite ed esami. L’obiettivo non è soltanto intervenire in caso di emergenza, ma prevenire situazioni di rischio, favorire la permanenza a domicilio e alleggerire il carico quotidiano delle famiglie.

Il mercato italiano della teleassistenza è in crescita, con un tasso annuo composto (CAGR) di circa il 3%[7], trainato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle persone che vivono sole. Sebbene la diffusione sia ancora inferiore rispetto ai Paesi del Nord Europa, il potenziale di sviluppo è significativo, soprattutto se questi strumenti verranno integrati con i servizi territoriali e con la rete dell’assistenza domiciliare.

I numeri raccontano una realtà ormai evidente: senza i caregiver familiari il welfare italiano non riuscirebbe a far fronte alle esigenze legate al crescente invecchiamento demografico. Eppure milioni di persone continuano a svolgere questo ruolo con tutele limitate, costi elevati e un riconoscimento spesso insufficiente.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare il caregiving da responsabilità privata a tema centrale delle politiche sociali.

Serviranno interventi normativi più solidi, servizi territoriali accessibili e strumenti innovativi capaci di sostenere chi assiste gli altri. In questa prospettiva la teleassistenza non rappresenta una sostituzione della cura umana, ma una risposta strutturale e integrativa: una rete di sicurezza che può aiutare persone fragili, caregiver, famiglie e istituzioni a condividere un compito che sarà sempre più centrale nel futuro del Paese.

*International Care Company (ICC), società italiana quotata su Euronext Growth Milan e PMI Innovativa dal 2021, è operatore di riferimento nei servizi di assistenza alla persona. Al cuore del modello ICC è la Centrale Operativa: un sistema integrato che unisce competenze umane e tecnologiche, con oltre 55 operatori e medici multilingue attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, una rete di 10.000 service provider sul territorio nazionale e piattaforme proprietarie sviluppate interamente in house. Gestisce ogni anno oltre 200.000 dossier di assistenza con un tasso di soddisfazione superiore al 98%.

 

[1] https://disabilita.governo.it/it/attivita-svolte-e-in-programma/tavoli-tecnici/

[2] https://www.istat.it/comunicato-stampa/indicatori-demografici-anno-2025/

[3] https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizione-abitativa-degli-anziani-anno-2023/

[4] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/RA2025_Infografica_2.pdf

[5] https://eurocarers.org/about-carers/

[6] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/03/30/23G00041/SG

[7] https://www.grandviewresearch.com/horizon/outlook/telecare-market/italy