Anche se nessuno, dalle parti della maggioranza regionale, ha più interesse a ricordarlo, a ravvivare la memoria ai contribuenti subalpini ci penseranno i sostituti d’imposta, ossia Inps o datori di lavoro, chiamati mensilmente a trattenere il prelievo alla fonte con effetto dai 15.000 euro annui lordi in su. Prelievo destinato ad aggravarsi ulteriormente per chi risiede in Comuni come Fossano, a guida leghista, dove è stata rincarata pure l’aliquota di competenza municipale
Laddove invece Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia siedono in minoranza, come a Bra, lamentano rincari indiretti e propongono soluzioni di sconto. Ma non potrebbero suggerire le stesse ai loro colleghi di partito chiamati a ruoli di governo negli altri enti locali?

In Piemonte, nel corso dei prossimi 24 mesi, le famiglie titolari di redditi fissi, da lavoro dipendente o da pensione, vedranno pressoché azzerati i già magri benefici della penultima legge finanziaria della legislatura governata da Giorgia Meloni. La causa è molto semplice, anzi aritmetica: il Ministro leghista Giorgetti, in tutta probabilità nella foga di accorpare gli scaglioni reddituali e le aliquote Irpef gravanti sulle categorie economiche medio basse, ha dimenticato di assegnare alle Regioni e alle Municipalità i fondi perequativi necessari a disinnescare il rischio di aumenti della pressione fiscale decentrata, per lo meno nella fase immediata transitoria alla piena operatività della complessiva riforma nazionale dell’imposizione diretta.

Invece non solo non si è proceduto a disporre il congelamento temporaneo della potestà impositiva regionale e comunale – sebbene avesse provveduto il governo Berlusconi/Tremonti, agli inizi degli anni duemila, a creare questo favorevole precedente di scuola che i suoi eredi attuali a palazzo Chigi avrebbero potuto riprendere con la carta copiativa -; ma in maniera quasi beffarda il Consiglio dei ministri ha autorizzato, nei mesi scorsi, l’entrata in vigore della legge della Regione Piemonte con cui il centrodestra locale ha varato, appunto, un aumento lineare (aggettivo che richiama la non felice stagione dei “tecnici”) dell’Irpef di competenza, che graverà di mezzo punto in più sui redditi annui lordi a partire da 15.000 euro, per gli esercizi di bilancio di questo e del prossimo anno. Legge approvata a maggioranza dalla coalizione che, a Torino nel “Parlamentino” piemontese, sostiene la Giunta Cirio, la quale aveva cercato di utilizzare il mese di agosto per metterla in votazione, al fine di non suscitare eccessivi clamori e ben sapendo che la successiva fase autunnale sarebbe coincisa con la classica ondata di aumenti fiscali e tariffari post vacanzieri che già puntualmente scattano per tutte le famiglie italiane.
Un episodio che ha prodotto, come risultato immediato, la presa di posizione unitaria dei gruppi di minoranza del centrosinistra, compreso il Movimento cinque stelle, che hanno portato l’aumento fiscale del centrodestra alla ribalta giornalistica e mediatica, producendo il prolungamento dei lavori dell’aula consiliare e mettendo a segno un “dividendo politico” di tutto rilievo da poter utilizzare in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Anche perché, oltre ai cedolini decurtati per dipendenti e pensionati, le famiglie tassate si stanno accorgendo che il maggiore sacrificio richiesto, per quanto momentaneo, non sta trovando riscontro positivo in termini di maggiori e migliori servizi pubblici di competenza regionale in ambiti come l’assistenza socio/sanitaria e come i trasporti pubblici locali su gomma e su rotaia. Per queste specifiche voci, semmai, il nuovo anno si è aperto con notizie molto tristi per i cittadini ricoverati in posti letto non convenzionati nelle RSA, e che attendono lo sblocco dei 18 milioni di euro che avrebbero dovuto fin d’ora sterilizzare gli aumenti delle rette di ricovero (sebbene dalla Regione ci si sia affrettati a puntualizzare che le risorse esistono ma sarebbero soltanto rallentate dagli iter burocratici), così come i pendolari delle linee locali dei treni e dei bus, che non vedranno alcuna crescita nell’offerta delle corse sebbene a crescere saranno i prezzi dei biglietti per effetto del loro allineamento all’inflazione Istat ai sensi di una delibera di 12 anni fa dell’allora Giunta sempre di centrodestra.
A proposito, un dato statistico, a conclusione di questa analisi, merita di essere evidenziato: dal 2000 a oggi, da quando cioè è in vigore l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, quello che in gergo giornalistico viene chiamato “Governatore”, si sono susseguite quattro Amministrazioni di centrodestra: Ghigo, Cota, Cirio 1 e 2, e due di centrosinistra: Bresso e Chiamparino. Sul piano della ricorrenza dei rincari fiscali in quota Irpef addizionale, si contano tre delibere di aumento da parte del centrodestra e, ciò che può sembrare ancora più paradossale, da parte di Governatori di Forza Italia (Roberto Cota, all’epoca esponente della Lega di Bossi, è più recentemente passato al partito berlusconiano), e una sola a opera del centrosinistra, precisamente durante la legislatura Chiamparino in carica fino al 2019 ma che mise in sicurezza i redditi fino a 28.000 euro. A titolo di ulteriore integrazione casistica, le Giunte che hanno aumentato l’Irpef hanno perso la tornata elettorale successiva. Gli attuali inquilini di palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale, potrebbero cogliere gli ultimi scampoli di queste festività per un ripasso della Storia politica della Regione Piemonte per prendere buona memoria di questi corsi e ricorsi intrecciati con le scelte fiscali.
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