Industria in affanno: è l’estate del lavoro perduto

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I segnali sono chiari: diminuiscono le assunzioni stabili e le trasformazioni verso il tempo indeterminato, mentre cresce il ricorso ai rapporti di lavoro più discontinui”.

Così la segretaria confederale Cgil Maria Grazia Gabrielli ha commentato i dati dell’Osservatorio Inps sul mercato del lavoro relativi al primo trimestre 2026.

Nel confronto con il primo trimestre del 2025 le assunzioni a tempo indeterminato diminuiscono del 6,8% (circa 25 mila in meno). Calano anche i contratti a tempo determinato (-2,4%) e l’apprendistato (-7,1%, circa 5.600 attivazioni in meno). Crescono invece le assunzioni con contratti stagionali (+14,9%, circa 23 mila in più), intermittenti (+12,1%, circa 21.500 in più) e in somministrazione (+3,8%).

Nelle nuove assunzioni, dunque, rallentano le forme di occupazione stabile e crescono le tipologie contrattuali più discontinue. “Un andamento – ha concluso la dirigente sindacale – che richiama la necessità di rafforzare le politiche del lavoro e quelle industriali, promuovendo occupazione stabile e qualificata, soprattutto per giovani, donne e Mezzogiorno”.

Se l’occupazione in crescita svela, in realtà, il suo vero volto fatto di precarietà e incertezza, la dinamica dei salari non fornisce neanche l’illusione di un miglioramento. A dirlo è l’Employment Outlook 2026 dell’Ocse: gli stipendi in Italia hanno perso il 6,1% rispetto al 2021, si tratta del dato peggiore di tutte le grandi economie.

Nel primo trimestre 2026 l’Italia ha registrato una crescita dei salari reali dell’1,3% rispetto all’anno precedente, guidata (secondo l’Ocse) principalmente dal basso tasso di inflazione. Ma l’incremento non sana minimamente il crollo procedente, anzi: si tratta del divario negativo più ampio registrato tra tutte le grandi economie, certificando così l’impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici italiane.

Il recente aumento dei prezzi dell’energia sta spingendo al rialzo l’inflazione e al ribasso i salari reali. Lo scenario ipotizza shock energetici legati ai conflitti in Medio Oriente: si prevede che i salari reali in Italia scenderanno dello 0,9% nel corso del 2026, per poi far registrare un recupero quasi impercettibile dello 0,2% nel 2027. Il quadro è negativo anche per il problema dei contratti: i limitati rinnovi dei contratti collettivi nazionali previsti per il prossimo biennio andranno a colpire ulteriormente gli stipendi e il potere d’acquisto.

marco togna