Nel 1925 Basil Liddel Hart, storico-giornalista e stratega militare britannico, scrisse nel suo libro “Paris or the future of the war”, che “Le prossime guerre si combatteranno con armi prodotte dall’industria di pace. Il futuro della guerra si fonda sul futuro della pace” e parla di “armi da dirigere contro i centri nervosi e le arterie della vita civile”.
A 100 anni di distanza queste parole tornano di estrema attualità se pensiamo alle guerre in atto come il dual use di molte tecnologie sviluppate per uso civile ( i piccoli droni usati per portare medicine io la posta in zona irraggiungibili e quelli usati negli attacchi militari o i sistemi di geolocalizzazione degli smartphone che possono salvare la vita di persone disperse ma che servono anche per mappare e definire gli obiettivi di un attacco).
Ci appare sempre più chiaro che le tecnologie stanno ridefinendo l’ordine internazionale in un mondo che potremmo definire “codificato” tra algoritmi, crittografia e con la nuova frontiera dell’AI.



