Se parliamo di intelligenza artificiale e lavoro, le parole chiave sembrano essere due: “sostituzione” e “evoluzione”. O almeno, sono questi i termini chiave che individua un recente Rapporto della Fondazione Randstad (L’impatto dell’intelligenza artificiale sui lavoratori italiani), presentato pochi giorni fa.
“Sostituzione” è un concetto catastrofico che siamo ormai abituati a maneggiare: la fine di milioni di lavori umani sostituiti da macchine. “Evoluzione” è però più interessante, perché più aperta a scenari non deterministici e impermeabili alle facili profezie da fine dell’umanità lavorativa.
“Evoluzione” riguarda quindi la capacità umana di aggiornare le proprie competenze, trasformare molti lavori in “collaborazione” con l’AI, o inventarne di nuovi, e non può fare a meno di una radicale riforma dei percorsi scolastici, sostengono gli analisti di Randstad (una multinazionale specializzata in lavoro in somministrazione).
Dieci milioni di posti a rischio
Secondo lo studio, l’AI avrà un impatto su una porzione ampia del lavoro in Italia: circa 10,5 milioni di lavoratori sono altamente esposti, soprattutto tra le figure meno qualificate — artigiani, operai, impiegati d’ufficio — dove l’AI tende a insinuarsi nelle mansioni quotidiane. Questa platea rappresenta circa il 43% dell’occupazione complessiva in Italia, pari a oltre 24 milioni di lavoratori secondo i dati Istat di gennaio 2026. Accanto a questo nucleo maggiormente esposto, si collocano circa 7,8 milioni di lavoratori per i quali l’impatto previsto è contenuto, e altri 4 milioni che si trovano in una zona intermedia, dove l’influenza dell’AI sarà presente ma non dirompente.
Ma l’AI creerà anche nuove figure professionali, come data scientist, ingegneri del machine learning ed esperti di sicurezza informatica. E potrebbe svolgere anche una funzione compensativa rispetto al declino demografico, a fronte di una riduzione stimata di circa 1,7 milioni di lavoratori entro il 2030.
Nelle maglie del Rapporto
Per individuare l’impatto della AI sui diversi profili lavorativi degli italiani, gli autori del Rapporto hanno preso in considerazione tre indici che – spiegano – “identificano tre diversi aspetti dei recenti progressi tecnologici”: l’esposizione all’automazione, che avrà un impatto soprattutto sui lavori meno qualificati, con ingredienti manuali e ripetitivi; l’esposizione alla AI vera e propria e l’esposizione al machine learning.



