Iraq: ripreso l’export di petrolio verso la Turchia

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L’Iraq ha ripreso le esportazioni di petrolio greggio dai giacimenti di Kirkuk verso il porto turco di Ceyhan, con l’obiettivo di decongestionare la rotta meridionale rimasta bloccata dalla chiusura dello stretto di Hormuz in seguito allo scoppio del conflitto con l’Iran

A segnalarlo sono i principali media internazionali e regionali, dai quali si apprende che la riattivazione dei flussi, iniziata alle 10:00 ora locale, è stata resa possibile da un accordo raggiunto ieri tra il governo di Baghdad e il governo regionale del Kurdistan (Krg) per porre fine a un lungo periodo di interruzione delle esportazioni dalla regione settentrionale.

Secondo fonti della North Oil Company e dichiarazioni del ministro del Petrolio iracheno, Hayan Abdel Ghani, la condotta è attualmente in grado di trasportare circa 250.000 barili al giorno, con una capacità che potrebbe salire a 450.000 barili qualora venisse inclusa la produzione dei giacimenti curdi.

La chiusura di Hormuz ha avuto un impatto drastico sulla capacità di esportazione irachena, riducendo i flussi dai terminal meridionali di Bassora a circa 1,4 milioni di barili quotidiani, a fronte dei 3,4 milioni registrati prima dell’escalation militare.

Nonostante la quota Opec del paese sia fissata a circa 4,4 milioni di barili al giorno, la produzione complessiva è stata forzatamente ridotta di circa due terzi a causa delle difficoltà logistiche e della crisi bellica che coinvolge anche Israele e gli Stati Uniti.

L’ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia, Tom Barrack, ha espresso soddisfazione per l’intesa tra Erbil e Baghdad, definendola un passo fondamentale per migliorare la prosperità della regione in un momento di crisi internazionale che ha destabilizzato i mercati energetici, le rotte marittime e l’aviazione civile.

La notizia della ripresa dell’export ha influenzato immediatamente le quotazioni petrolifere: il Brent è sceso a 101,16 dollari al barile, mentre il greggio statunitense Wti ha registrato un calo superiore al 3 per cento, attestandosi intorno a 92,2 dollari.

Gli analisti sottolineano tuttavia che i volumi provenienti dal nord dell’Iraq potranno compensare solo parzialmente i timori legati alle forniture globali finché perdureranno le ostilità nell’area del Golfo.