Irene Pivetti ha “portato avanti un proposito criminoso per lungo tempo, adottando comportamenti capziosi” per “precostituirsi postume giustificazioni” e creare “un meccanismo che le consentisse il trasferimento di ingenti somme di denaro senza mai ravvedersi del suo operato e senza neppure porlo in discussione”, con “elevata intensità del dolo”. E, poi, ha tentato “di giustificare l’ingiustificabile”, cercando “escamotage per depotenziare i propri illeciti”.
Lo scrive la quarta sezione penale della Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, il 10 dicembre, ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per l’ex presidente della Camera per evasione fiscale e autoriciclaggio nel processo, scaturito dall’inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e del pm Giovanni Tarzia, che vedeva al centro una serie di operazioni commerciali, datate 2016, per circa 10 milioni di euro.
Operazioni relative, in particolare, alla compravendita di tre Ferrari Granturismo che sarebbe servita per riciclare proventi frutto di illeciti fiscali.



