A Peñafiel, nella comunità autonoma di Castiglia e León, in Spagna, si celebra una delle feste più emozionanti dell’anno che aspira a essere dichiarata Festa di Interesse Turistico Internazionale
In molte località italiane si celebrano feste simili con un “angelo” come protagonista, a testimonianza dello scambio culturale tra Spagna e Italia
A Peñafiel, nella provincia di Valladolid, un villaggio spagnolo situato nel cuore della Ribera del Duero, nella comunità di Castilla León, sotto lo sguardo attento dell’imponente castello che svetta sulla collina a forma di nave, ogni Domenica di Pasqua si celebra una delle tradizioni più emozionanti e singolari della Settimana Santa castigliana. La cosiddetta Bajada del Ángel, la Discesa dell’Angelo, è la rappresentazione del momento in cui un angelo-bambino scende dal cielo per togliere il velo di lutto alla Vergine Maria, simboleggiando l’annuncio della resurrezione di Cristo. È uno spettacolo che raduna migliaia di persone ogni anno nella leggendaria Plaza del Coso di Peñafiel, che già è stato dichiarato Festa di Interesse Turistico Nazionale nel 2011 e oggi aspira al riconoscimento internazionale.
I documenti più antichi che fanno riferimento a questa rappresentazione risalgono alla fine del XVIII secolo, anche se già in quegli stessi testi si indica che la tradizione è ben più antica. Gli storici ipotizzano che possa trattarsi di un’evoluzione degli Autos Sacramentales medievali: piccole rappresentazioni teatrali celebrate nelle chiese per mostrare ai fedeli i misteri della fede cattolica attraverso allegorie e simboli.
L’influenza italiana
Curiosamente, questa festa ha un legame diretto con l’Italia. Esiste infatti un interesse crescente nel creare una rete europea delle Tradizioni degli Angeli, che connetta Spagna e Italia, con l’obiettivo di chiedere all’UNESCO il riconoscimento di queste rappresentazioni di “angeli volanti” come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. La “fratellanza” tra le varie feste non riguarda solo la rappresentazione in sé, anche la struttura meccanica che la rende possibile.
Per la Bajada del Ángel si utilizzano un sistema di carrucole e una struttura che consente a un bambino di poter scendere dall’alto. Questo tipo di congegno ha le sue origini in quelli progettati da architetti e artisti italiani nel XV e XVI secolo per le Sacre Rappresentazioni.
Filippo Brunelleschi, il celebre architetto della cupola di Firenze, fu pioniere nella progettazione di macchine per “far volare” angeli nelle chiese italiane. Questi sistemi di scenotecnica giunsero in Spagna attraverso le compagnie teatrali italiane e vennero poi adattati agli Autos Sacramentales e alle feste popolari, come quella di Peñafiel.
Diverse località italiane hanno celebrazioni simili anche oggi, fondate sullo stesso concetto del “volo dell’angelo”. Il Volo dell’Angelo di Venezia, ad esempio, parte fondamentale del Carnevale, nacque come omaggio di un giovane acrobata turco nel XVI secolo e si sviluppò in modo analogo sul piano tecnico. La Descesa de l’Àngel si celebra in località sarde e siciliane con influenza aragonese e spagnola – come ad Alghero – dove si ripetono riti in cui angeli-bambini scendono per annunciare la Resurrezione, a testimonianza di uno scambio culturale fiorente tra i due paesi nei secoli in cui parte dell’Italia apparteneva alla Corona d’Aragona.
Tra le feste italiane affini figurano la Corsa dell’Angelo a Ischia-Forio, il Volo dell’Angelo a Vastogirardi (Molise) e quello a Giugliano in Campania.
Lo scenario perfetto: la Plaza del Coso
La Bajada del Ángel è inscindibile dalla cornice che la ospita. La Plaza del Coso è uno dei simboli di Peñafiel e gli abitanti la chiamano affettuosamente El Corro. Questo spazio rettangolare di circa 3.500 metri quadrati, delimitato da 48 edifici in pietra e legno, è considerato uno dei luoghi per la corrida più antichi di Spagna, con i primi documenti che risalgono al 1443.
Sono tante le caratteristiche uniche di questa piazza: i balconi che vi si affacciano, architravati, furono realizzati tra il XVIII e il XIX secolo, sono in legno e decorati con motivi arabescati di foglie, fiori e frutti, nel sottotetto. Ancora più curioso è il cosiddetto derecho de vistas – il “diritto di veduta” o “servitù di balcone” – un privilegio che risale al Medioevo e che consente ai proprietari dei balconi di utilizzarli per avere la vista migliore durante le celebrazioni, anche se non sono proprietari dell’abitazione. Questo privilegio sopravvive fino ai nostri giorni, testimonianza viva di come le consuetudini ancestrali continuino a permeare la vita quotidiana del paese.
In quello spazio, tra travi di legno centenarie e il profumo di agnello da latte che già comincia ad arrivare dalle cucine vicine, accade qualcosa che sfiora il magico: un bambino vestito da angelo sfida la gravità per annunciare che la tristezza è finita ed è il momento di festeggiare.
Tra il silenzio e la festa
La Domenica di Resurrezione, quando le campane e i fuochi dartificio rompono il silenzio mattutino, ha inizio una delle celebrazioni più attese dell’anno. L’immagine della Vergine esce dalla chiesa di Santa María coperta da un velo nero, simbolo del lutto per la morte del figlio. Accompagnata da confratelli, priori e fedeli, la processione si dirige lentamente verso la Plaza del Coso.
Grazie a un sistema di carrucole, l’angelo scende sospeso, lascia volare due colombe e arriva a toccare la Vergine che si trova sotto di lui. Le toglie il velo nero e viene poi ritirato su in aria volteggiando. Questo momento, apparentemente semplice nella descrizione, racchiude una profonda carica emotiva e simbolica.
Il meccanismo è antico ma ancora efficace. Nella piazza vengono erette due torri di circa cinque metri, addobbate con drappi cremisi e bandiere spagnole, unite da un sistema di funi. Dalla sommità di una delle torri parte un globo bianco che rappresenta una nuvola e che si muove lentamente fino a posizionarsi sopra l’immagine sacra. Il pubblico mantiene un rispettoso silenzio mentre l’enorme sfera bianca avanza fino a restare sospesa sulla Vergine.
Poi accade la magia: il globo si apre in due metà rivelando un bambino vestito da angelo, con abito bianco, corona dorata e ali. È un momento di sospensione temporale, in cui lo stupore infantile delle generazioni passate si incontra con l’emozione di quelle presenti. Il piccolo angelo inizia la sua discesa celeste, portando due colombe bianche tra le mani.
Nel momento in cui il mantello nero viene tolto, risuona l’inno nazionale, il pubblico applaude, le campane suonano a festa, partono i fuochi e il coro intona l’Alleluia. La tristezza del lutto si trasforma in giubilo pasquale. Le colombe bianche, simboli dello Spirito Santo, volano libere sulla folla mentre l’angelo, compiuta la sua missione, risale volteggiando verso il globo celeste.
L’angelo: un grande onore
La scelta del bambino o della bambina che incarnerà l’angelo è un momento speciale nella vita delle famiglie di Peñafiel. Ogni anno, seguendo una rigorosa turnazione, una delle quattro confraternite del paese è incaricata di scegliere tra i propri confratelli il piccolo protagonista, lo stesso che cavalcherà l’asinello la Domenica delle Palme. Questo sistema di rotazione garantisce che tutte le confraternite partecipino equamente, a turno, al privilegio di dare il volto alla cerimonia più emblematica della Settimana Santa locale.
Il bambino scelto vive un’esperienza unica: i giorni di preparazione, le prove della discesa, il peso di una tradizione sulle sue piccole spalle. E poi arriva quel momento irripetibile del volo sulla piazza, sotto gli occhi di tutto il paese e dei visitatori, trasformato in messaggero divino, in simbolo di speranza e vita nuova.
Oltre l’angelo: una Settimana Santa viva
La Bajada del Ángel è il gioiello della corona, ma la Settimana Santa di Peñafiel, dichiarata di Interesse Turistico Regionale nel 2023, offre altri momenti di grande intensità come la Deposizione dalla Croce del Venerdì Santo nella chiesa di San Pablo, le processioni notturne nel silenzio caratteristico di Castiglia e León, le quattro confraternite con le loro bande musicali che sfilano nei colori della propria congregazione.
Visitare Peñafiel durante la Settimana Santa, e in particolare la Domenica di Pasqua, significa immergersi in un’esperienza che va oltre il turismo. Vuol dire partecipare a una celebrazione in cui il sacro e il popolare si fondono, in cui il passato medievale dialoga con il presente, in cui un bambino vestito da angelo ricorda a tutti che le tradizioni sono veicoli vivi di identità e memoria collettiva.
Peñafiel dimostra che le tradizioni non sono solo pezzi da museo, ma espressioni vive di una comunità che si riconosce nei propri riti ancestrali. La Bajada del Ángel non è solo uno spettacolo per turisti: è il cuore pulsante di un paese che ogni Domenica di Resurrezione alza gli occhi al cielo aspettando di vedere scendere la buona notizia della vita che vince sulla morte.



