La Danimarca si sfila. Perde i primi pezzi l’asse Ue contro l’Italia

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A rendere arduo il cammino per l’approvazione dell’ambizioso piano Next Generation Ue da 750 miliardi (500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti) proposto dalla Commissione Ue a guida Von der Leyen sono da settimane i soliti noti. Il copione che è andato in scena martedì alla riunione dell’Ecofin e che ci si attende anche nel vertice odierno dell’Eurogruppo è sempre lo stesso ma con una novità. La Danimarca ha scaricato i Paesi “rigoristi” del Nord Olanda, Austria e Svezia a cui si sono aggiunti la Finlandia e soprattutto l’Ungheria del sovranista Victor Orbán, che mal digeriscono il fatto che sia prevista una consistente parte delle risorse da erogare a fondo perduto.

Il governo olandese, in particolare, ritiene che non ci sia “una chiara motivazione per i sussidi al posto dei prestiti” e che debba “essere data maggiore attenzione al modo in cui gli Stati membri attuano le necessarie riforme per rafforzare i fondamentali economici, per esempio riducendo il debito, riformando le pensioni e migliorando la capacità amministrativa”.

Per Budapest invece il problema sarebbe il fatto che, secondo il ministro delle Finanze Mihaly Varga, il Recovery Fund “in sostanza è stato creato su misura per aiutare gli Stati membri del Sud” mentre l’Ue dovrebbe “agire in maniera equa e proporzionata per mitigare il danno economico causato dalla pandemia”, visto che il piano “potrebbe comportare un onere aggiuntivo per le economie più piccole e meno sviluppate”. In altre parole, per l’amico di Salvini e Meloni, per “foraggiare” l’Italia, – che anche al netto del contributo che il nostro Paese versa al bilancio Ue beneficerebbe della fetta della torta più consistente in termini assoluti rispetto a quanto dovrebbe essere erogato agli altri Stati – a farne le spese sarebbero i paesi come l’Ungheria.

A complicare ulteriormente i negoziati fra i 27, le dichiarazioni rilasciate in sede di Ecofin dal ministro delle Finanze tedesco Scholz, secondo il quale l’ammontare del fondo dovrebbe essere di 500 miliardi, come peraltro prevedeva l’originaria proposta franco-tedesca. Questo il quadro in cui oggi l’Eurogruppo, presieduto ancora per poco da Mario Centeno – mercoledì ha improvvisamente annunciato le dimissioni dalla presidenza proprio nel mezzo della delicatissima trattativa sul piano di rilancio europeo post pandemia – dovrà discutere della proposta dell’esecutivo Ue.

Anche se non sarà quello odierno incaricato di redigere la legislazione del Recovery Fund, nel corso della videoconferenza i ministri delle Finanze dell’Eurozona dovranno comunque discutere su quale sarà il ruolo giocato dalle Raccomandazioni della Commissione nei piani nazionali e, punto nodale, sull’entità dei fondi erogati sotto forma di sovvenzioni. Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri a tal proposito ha tenuto a sottolineare che “L’Italia sostiene un Recovery Plan ambizioso e rivolto al futuro. La proposta della Commissione è un compromesso equilibrato e non deve essere ridimensionata”.

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