La droga e quelle vite dimenticate

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Che fine hanno fatto i drogati? Nell’accezione civilizzata del termine, i tossicodipendenti? Se ne parla molto poco, o addirittura affatto. Sono quasi spariti dalla scena mediatica, che pure di droga si occupa accanitamente, per evidenti necessità di cronaca. Vedi la recente, impressionante guerriglia messicana; vedi la pretestuosa deposizione manu militari di Maduro, travestita da “lotta al narcotraffico”.

La droga come agente primario della geopolitica, dell’economia e del crimine.

Ma la droga dei drogati? Le centinaia di milioni di consumatori, la carne da cannone di questa guerra e al tempo stesso il suo motore economico: quanti sono, come stanno, a quali speranze di uscirne possono ancora aggrapparsi? Sono una fetta importante dell’umanità. Approssimativamente, molte decine di milioni di esseri umani la cui vita è catturata, o distrutta, dalla dipendenza da sostanze naturali o sintetiche — ultimamente: soprattutto sintetiche.

Continuano a occuparsene, nella quotidianità, medici, psichiatri, personale sanitario, assistenti sociali, preti, comunità, famiglie che si ostinano a trattare la questione della droga come una questione di salute pubblica, prima di tutto. Come una lotta per salvare vite, per liberare vite (il contrario di dipendenza è: indipendenza).

Come una epidemia epocale, dalle mille sfaccettature, che certo non arretra perché questa o quella cosca criminale prevale, perché questo o quel governo muta di una virgola le sue leggi.

In ogni angolo del mondo, per nostra fortuna (di tutti: non solo dei drogati) ci sono persone che si occupano professionalmente delle tossicodipendenze, che si dannano per trovare — chiamiamolo così — un vaccino che le debelli, o perlomeno riesca ad arginarle.

Non così la politica e i media. La droga non è più trattata come una emergenza sanitaria mondiale.

È trattata quasi esclusivamente come una questione di ordine pubblico; e come una questione di potere. Avete forse sentito Trump spendere mezza parola sul fatto che l’America (dunque: gli americani, i suoi concittadini!) sono il primo mercato mondiale per il consumo di droghe? Sotto tiro era l’offerta, l’odiosa offerta dei narcos.

Ma la domanda? La moltitudine di persone che si trascinano nelle strade, nei parcheggi, nei locali degli States alla ricerca di una dose? Esiste una parola anche per loro? Esiste un pensiero anche per loro? Esiste una politica anche per loro, investimenti, progettazione, lavoro, solidarietà?

Michele Serra