La Fiat 600 Multipla: “Sì, facciamoci un’auto”

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La Fiat 600 Multipla è la prova vivente che, a un certo punto della storia, qualcuno ha guardato una scatola di scarpe e ha pensato: “Sì, facciamoci un’auto”.

E incredibilmente ha funzionato. Più che una macchina sembrava un frigorifero con le ruote, ma un frigorifero con un cuore enorme.

Dal punto di vista estetico era così particolare che persino gli specchi evitavano il contatto visivo. Le linee erano talmente audaci che oggi verrebbero definite “design concettuale”; all’epoca, invece, probabilmente il designer aveva semplicemente finito il caffè.

Eppure aveva una qualità che molte auto moderne possono solo sognare: ci stava dentro mezzo quartiere. Se la parcheggiavi, la gente non chiedeva “Che motore monta?”, ma “È davvero un’auto?”. E tu, con orgoglio, rispondevi: “Sì, e ci siamo venuti in sei… con i bagagli!”. Un miracolo dell’ingegneria italiana, dove ogni centimetro era sfruttato meglio di un monolocale in centro. La velocità non era esattamente il suo punto forte. Più che accelerare, prendeva una lunga rincorsa psicologica.

I sorpassi erano un esercizio di fede: iniziavi convinto e finivi sperando che il camion davanti decidesse spontaneamente di rallentare. Ma guai a prenderla in giro troppo. La 600 Multipla ha trasportato famiglie, lavoratori, bambini, valigie, cassette di frutta, sogni e qualche pollo vivo, senza mai lamentarsi.

Era l’auto che trasformava ogni viaggio in un’avventura e ogni salita in una trattativa con la gravità. Oggi la guardiamo con un sorriso e qualche battuta facile, ma la verità è che aveva più personalità di tante automobili moderne, tutte uguali e tutte convinte di essere sportive. La Multipla non cercava di essere bella: voleva essere utile. E, tra una risata e l’altra, ci è riuscita alla grande.

pier luigi pinna