La MELOTRUMP TAX

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​Quando si stringono alleanze politiche così strette, il mondo si accorcia e diventa un unico palcoscenico. È quello che sta accadendo a Giorgia Meloni nel suo rapporto con Donald Trump.

La Premier immaginava di poter essere il ponte privilegiato tra l’Europa e gli Stati Uniti, valutando però in modo errato l’equilibrio psicotico del “Bullo a stelle e strisce”.

​La candidatura al Nobel per la Pace, avanzata dal duo sovranista Meloni-Salvini a favore di Trump, è arrivata con la stessa delicatezza della polvere da sparo sui maccheroni al posto del cacio. Una tempistica “perfetta”, visto che poche ore dopo il “Ciuffo biondo che ha fatto incaxxare il mondo” ha scatenato la guerra contro l’Iran.

​Un conflitto che ha avuto un impatto devastante sull’economia, provocando l’impennata dei costi degli idrocarburi e, di conseguenza, un aumento vertiginoso di prezzi e inflazione. Il popolo italiano percepisce ormai il panorama globale come un unico blocco politico a trazione sovranista: le mosse azzardate di Trump finiscono così per essere addebitate, in quota parte, a tutti i protagonisti del sovranismo mondiale.

Sarà interessante vedere come reagirà l’elettorato, ad esempio in Ungheria, dove Orbán sembrerebbe in calo nei sondaggi.

​In Italia, il caro vita derivante dai vari fronti di guerra aperti da Trump viene percepito come una vera e propria “Melotramp tax”. E sappiamo bene quanto conti il portafoglio degli italiani nel segreto della cabina elettorale.

Amedeo Giustini