I gatti randagi sono “assassini freddi come la pietra“, sterminano uccelli, pipistrelli, piccoli rettili e insetti: quindi, “per tutelare la biodiversità dobbiamo eliminarli”.
È la posizione espressa del ministro della Conservazione della Nuova Zelanda, Tama Potaka, nell’annunciare di avere inserito i felini nella lista “Predator free 2050” del governo, a fianco di altre specie come furetti, donnole e opossum. Il governo è dunque autorizzato a perseguirne l’uccisione, cacciandoli o avvelenandoli in vario modo.
Agli antipodi, a quanto pare, i gatti randagi sono un problema serio. Nessuno sa quanti ce ne siano, le stime variano tra i 2 e i 14 milioni, in un paese dove gli homo sapiens non arrivano a sei milioni e quasi tutti hanno un gatto domestico (il 40% delle abitazioni ne ha almeno uno).
Quando vengono abbandonati o si allontanano, diventano randagi e in un paese dove vivono molte altre specie animali la loro proliferazione pone un rischio ecologico.
Non hanno predatori in Nuova Zelanda, sono in cima alla catena alimentare. Hanno inoltre invaso alcune aree urbane, con frequenti lamentele di cittadini per i danni alle loro proprietà e per la pervasività delle deiezioni.
Sui social si trovano sono animalisti che contestano la decisione del governo, ma i sondaggi indicano come la stretta sia accolta con favore da gran parte della popolazione.



