Il dibattito sull’esclusione della Nazionale di calcio dai Mondiali chiarisce la vera aspirazione della maggior parte dei politici italiani: fare gli allenatori della medesima, o di ripiego i capi della Figc
È il solo tema di dibattito che galvanizza, il solo argomento su cui si esprimono opinioni precise, l’unico campo dove si rinuncia alla pilatesca noncuranza che avvolge tutto il resto, compresa l’ultima intervista di Donald Trump con la conferma di un possibile addio americano alla Nato.
La felpata cautela è da tempo la cifra del nostro confronto pubblico. Si tronca, si sopisce, si allude, è tutto un “bivio” tra questo e quello, il no di Sigonella che forse è un segnale o forse un adempimento burocratico, le armi a Kiev che si spediscono ma senza dirlo (a destra), il disarmo di Kiev che un po’ è necessario e un po’ no (a sinistra), la legge elettorale che magari si fa tutti insieme e magari litigando, le cene con i Caroccia e i pranzi con Zampolli, l’agenda della ripartenza, le primarie: tutto un bisbiglio, un retroscena, un non condivido e non condanno.
Il coraggio della dichiarazione salta fuori solo davanti a un tal Alessandro Bastoni che si è fatto espellere in Bosnia, ed è uno spettacolo mirabolante vedere la politica finalmente parlare a chiare note, mobilitarsi, spendersi con franchezza.
Parlano e pretendono immediate contromisure il presidente del Senato (“A tutto c’è un limite”), il capo dell’organizzazione di FdI (“serve meritocrazia!), il capogruppo della Lega alla Camera (“potere ai tifosi”), il vice-presidente forzista della Camera (“povera Italia”), vari ministri, capigruppo di Commissione (“repulisti completo”), esponenti di vaglia dell’opposizione, mentre si annuncia su richiesta dal partito di Giorgia Meloni una informativa parlamentare urgente, forse un’altra raccolta firme di Claudio Lotito (lui smentisce), un tavolo di discussione di Italia Viva (promosso da Matteo Renzi) e ognuno ha un nome per sostituire l’allenatore sconfitto, i giocatori imbelli, e ovviamente il presidente della Federazione Calcio, neanche fosse il repulisti post-referendario.
Anche le analisi sono tempestive e scintillanti. Il generale Roberto Vannacci non le manda a dire: “l’immigrazione ha distrutto il calcio italiano”. Italo Bocchino va oltre: è stata la sinistra che ha indebolito l’orgoglio nazionale cosicché oggi i calciatori sognano la Ferrari anziché la maglia dell’Italia.
In tanti rivendicano per i giovani l’imprescindibile diritto di vedere gli Azzurri al Mondiale almeno una volta prima dei trent’anni, che non è in Costituzione come altri diritti ma vai a vedere: sarebbe una riforma votatissima, altro che Csm e carriere.
Flavia Perina



