LE ARMI ALL’UCRAINA CHE DIVIDONO LA SINISTRA E L’EUROPA DEI VOLENTEROSI IN CERCA DI LEGITTIMAZIONE SULLA GUERRA

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“Dopo l’invasione russa, l’Europa averva l’obbligo di aiutare l’Ucraina. Ma, contemporaneamente, dal giorno dopo, avrebbe dovuto spingere per la trattativa, il compromesso, la via diplomatica per la pace. Le finestre di speranza, talvolta aperte, dovevano essere forzate in direzione di una tregua immediata. Ma su questo è mancata totalmente.

Al contrario, l’Europa ha contribuito ad alimentare il clima guerresco. Ha definito l’avversario come il male assoluto. Putin come Hitler. Ha confuso il popolo russo, la sua cultura, la sua storia, con chi in questo momento lo governa. Ha invocato la vittoria finale su quel grande impero, nell’epoca degli ordigni atomici più sofisticati, in grado di far esplodere l’intero mondo.

Ha ingigantito il pericolo di un attacco al cuore dei suoi territori e delle sue capitali. Ha cancellato totalmente la storia e le ragioni che hanno portato allo scontro, che non giustificano l’aggressione, ma rendono leggibili le dinamiche dell’aggressore.

Il grave errore di portare la Nato ai confini russi. Non si è fatta carico delle condizioni spesso drammatiche della popolazione russofona nel Donbass. Ha trasformato Zelensky in un simbolo universale, assai poco credibile, di libertà. Ha giudicato i conflitti nel mondo con due pesi e due misure, per cui si colpisce con le sanzioni la Russia, ma non si fa nulla sull’aggressione all’Iran e sul massacro del popolo palestinese.

Non è chiaro decifrare le disponibilità di Putin a un qualsivoglia dialogo. Ma è certo che esso non potrà mai avvenire se non si smonta l’alleanza europea dei ‘volenterosi’, di leader precari nel consenso interno e in cerca di improbabili e nuove legittimazioni. Un’alleanza che sta convertendo il sistema produttivo a una economia di guerra.
Allora la domanda se continuare a spedire armamenti all’Ucraina è in modo stringente collegata a una svolta chiara e immediata della politica europea.

Perché il dilemma sta lì: continuare una guerra infinita, con i rischi per l’umanità che ciò comporta e con la distruzione di intere giovani generazioni ucraine e russe? Oppure concentrarsi, con tutta l’autorevolezza che l’Europa unita potrebbe avere, su una proposta di pace? Basata sul realismo, sul compromesso e su una garanzia di sicurezza per tutti?

La posizione del centrosinistra deve uscire dal dilemma pressante, armi sì o armi no. Ponendolo, in modo condizionato. Armi per cosa? Per quale prospettiva? Per quale assetto generale di sicurezza dell’Europa, della Russia, dell’Ucraina? E su questo occorre azzardare prime ipotesi concrete.

la tregua sulla linea del fronte. Una fascia smilitarizzata garantita da forze neutrali sotto la bandiera dell’Onu. Sì a l’Ucraina nell’Unione europea. No nella Nato. Lavorare per un assetto di sicurezza del continente europeo secondo un modello mutuato dal trattato di Helsinki: obbediente al criterio secondo cui la sicurezza di una parte non può andare a detrimento della sicurezza dell’altra”.

Goffredo Bettini