Negli ultimi giorni a Niscemi non si è verificato un crollo improvviso, ma una frana lenta, un tipo di fenomeno che spesso passa inosservato nelle prime ore, ma che può durare a lungo
In questi casi si parla di frana a scorrimento: la massa di terreno non cade di colpo, ma scivola lentamente lungo una superficie di debolezza nel sottosuolo.
A Niscemi, lo strato di terreno e rocce ha impiegato ore per abbassarsi di circa 20 metri, un comportamento tipico dei terreni argillosi presenti nell’area. Ed è probabile che il movimento non si sia ancora del tutto arrestato, perché queste frane possono continuare a muoversi lentamente anche dopo l’evento più evidente.
Il meccanismo osservato sarebbe compatibile con quello che i geologi chiamano scivolamento roto-traslazionale lento (anche se per molti potrebbe essere solo traslazionale).
Nella fase iniziale il versante si muove come se ruotasse su sé stesso: la parte più alta del pendio sprofonda, mentre quella più bassa tende a sollevarsi, come se il fianco della collina “si fosse seduto”.
In superficie questo si manifesta con crepe, abbassamenti del terreno e deformazioni progressive.
Col tempo il movimento evolve in una fase in cui la massa di terreno continua a scivolare in avanti lungo una superficie via via più piana.
Questo comportamento osservato in superficie va probabilmente interpretato come l’effetto finale di un processo più profondo.
Studi e confronti con le frane storiche di Niscemi indicano infatti la presenza di movimenti lenti e profondi controllati dalla stratigrafia argillosa del versante. In questo quadro, anche lievi variazioni della pressione delle acque nel sottosuolo possono aver indebolito alcuni livelli, riattivando un sistema franoso preesistente e portando al collasso localizzato del costone.
Questi fenomeni sono lenti ma persistenti: non si esauriscono in poche ore e possono durare mesi o anni, con fasi di accelerazione legate a condizioni di elevata umidità nel sottosuolo, anche in assenza di piogge intense immediate.
La frana di Niscemi, quindi, non è un evento casuale o improvviso, ma l’espressione di un equilibrio fragile che si è rotto lentamente, in un territorio geologicamente predisposto a questo tipo di movimenti.



