Settantacinquemila. Numero stimato (per difetto) di morti causate da tumori di origine occupazionale all’anno in Europa (dati 2024)
Circa diecimila (stima INAIL) in Italia. In maggioranza tumori polmonari e mesoteliomi pleurici. Ma tra le cause di morte ci sono quasi tutti i tumori.
Le cause? Esposizioni occupazionali, come l’amianto, di quaranta-cinquanta anni fa, anche per periodi brevi.
A questi numeri spaventosi si affianca una gravissima sottonotifica causata, tra l’altro, dalla complessità correlata alla individuazione di questi tumori, indistinguibili se non viene chiarita e analizzata l’esposizione a cancerogeni durante il lavoro.
I tumori indennizzati (dati 2024) in Europa sono circa 4.000. Poco più del 5 per cento. Al danno massimo si aggiunge la beffa dell’oblio. La scienza ha accertato, fin dagli anni 60, che l’amianto provoca il cancro del polmone e della pleura.
Negli ultimi 60 anni molte sostanze sono state riconosciute cancerogene (126, per la precisione – dati del 2023), addirittura alcuni “lavori” (i vigili del fuoco, per esempio), e indicate nell’elenco della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).
In questo lasso di tempo, in Italia e in Europa, decine di milioni di lavoratori (e di cittadini) sono stati esposti a questi cancerogeni, rilevabili sia in ambiente di lavoro, sia nell’ambiente di vita, nell’aria, nell’acqua, nel cibo.
Una vasta e documentata casistica ci conferma che i principali responsabili della immissione in ambiente di lavoro e di vita, praticamente senza precauzioni, di centinaia di sostanze poi rivelatesi cancerogene, sono i grandi gruppi multinazionali.
In nome del profitto e, frequentemente, consapevoli del rischio, hanno nascosto le informazioni e omesso di proteggere la salute dei lavoratori e dell’ambiente.
Risultato: una strage. Silenziosa. Di cui si parla troppo poco. Sempre minimizzando. Sempre indicando, con ipocrisia interessata, i morti. Ma evitando di interrogarsi sulle cause effettive.
Attaccando gli scienziati che studiano le cause dei tumori. Emblematico il comunicato congiunto (8 giugno 2026) del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. Vi si afferma, tra l’altro: “Negli ultimi anni, scienziati, responsabili politici e parti interessate hanno sollevato interrogativi in merito alla coerenza, alla trasparenza e all’applicabilità nel mondo reale di alcune valutazioni internazionali del rischio di cancerogenicità condotte dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)”.
Il comunicato prosegue con un chiaro tentativo di delegittimazione delle attività della IARC, Agenzia intergovernativa dell’OMS per la ricerca sul cancro.
Di seguito il commento di Rodolfo Saracci, autorevole epidemiologo italiano, sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione: “Questo comunicato è un missile in piena regola da anni atteso dalle lobby industriali negli Stati Uniti e in tutto il mondo. (…) Lo scopo principale del missile è evidentemente un altro: squalificare il lavoro scientifico della IARC, spingere per l’abolizione del programma di valutazione ‘IARC Monographs on the identification of carcinogenic hazards to humans’ in modo che non ci sia nessuno che sia in grado, non tanto di valutare, quanto semplicemente di ‘sollevare problemi’”.
Il turbofinanzcapitalismo si è impossessato della politica la quale produce leggi che, come successo anche in Italia, deresponsabilizzano le imprese e impediscono la ricerca. Ma i fatti sono altri: le malattie tumorali si avviano a diventare la prima causa di morte.
Nonostante il tentativo (sempre più inefficace) delle multinazionali, complice l’informazione mainstream, di dissimulare i fatti, appare di tutta evidenza che l’immissione senza precauzione di migliaia di sostanze in ambiente di lavoro e di vita, verificatasi negli ultimi cinquant’anni, presenta il conto a tutta la collettività. L’economia deve essere portata sotto il controllo democratico della politica.
La Costituzione indica la strada. Art. 32: salute diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Art. 41: l’impresa economica privata è libera, ma non può svolgersi contro gli interessi della collettività. Utopia? Forse. Ma resta l’unica strada.
*Medico del lavoro, Torino
Riccardo Falcetta



