Le piazze imbavagliate: aumentano gli scontri alle manifestazioni

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Chi si occupa di ordine pubblico lo definisce “contenimento a protezione degli obiettivi sensibili”. Ma i numeri parlano di una stretta di fatto sulle manifestazioni per la Palestina o dove comunque vengano gridati slogan o issati vessili pro Pal e “anti Israele”

Così, alla fine del 2025, il risultato è che le manifestazioni terminate con scontri o “criticità” – come vengono definite dal Viminale – sono cresciute di mezzo punto percentuale, dal 2,5% del 2024 al circa 3%. Nel dettaglio, nel 2024 si parlava di 11.556 manifestazioni con 299 criticità, mentre nei primi 10 mesi del 2025 si è arrivati a 8.647 eventi con 242 “criticità”.

Cresce anche il numero dei poliziotti feriti (anche lievemente) che passa da 260 a 330 operatori che hanno necessitato di cure mediche e giorni di prognosi dopo gli scontri. Anche se proprio ieri Il Giornale parlava di un incremento del 200% degli agenti feriti. I dati sono aggiornati al 10 dicembre e sono stati comunicati dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in risposta a un’interrogazione a risposta immediata presentata dal deputato di Avs, Filiberto Zaratti.

In attesa dei numeri definitivi, non ancora comunicati ufficialmente, quelli attualmente a disposizione vanno letti anche sulla base dell’andamento annuale.

Secondo fonti informali del Viminale, infatti, la curva dei dati ha subito un’impennata nella seconda parte del 2025, dall’estate in poi, proprio con il crescere del consenso nei confronti delle istanze pro Palestina e contestualmente all’esito della missione della Global Sumud Flotilla.

Alle richieste dei manifestanti di portare le loro proteste nei confronti di luoghi simbolo delle loro istanze (ambasciate, sedi di società strategiche per i rapporti tra Italia e Israele, luoghi di convegni o manifestazioni sportive), via via la risposta è stata sempre più intransigente.

E anche dalle riunioni del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza sono arrivate indicazioni precise di “tutelare ad ogni costo” obiettivi sensibili la cui lista si faceva sempre più ampia. Qualche esempio? Il 7 ottobre a Bologna – dove era presente anche il capo della polizia, Vittorio Pisani – fu rigettata la richiesta di un corteo pacifico e il presidio con migliaia di persone in Piazza del Nettuno sfociò in guerriglia urbana, proprio mentre nella ben più “calda” Torino il corteo fu autorizzato e tutto si svolse in maniera pacifica.

Oppure il caso del sit-in del 24 ottobre a Roma ai Parioli, quando agli stessi organizzatori dei cortei pacifici di settembre fu impedito di sfilare per il quartiere per la vicinanza dell’ambasciata israeliana, con gli idranti della questura a sfollare una manifestazione totalmente pacifica.

Una tensione che finisce per colpire anche le proteste sindacali vere e proprie.

È il caso degli operai ex Ilva del 4 dicembre a Genova, organizzato tra gli altri da Fiom Cgil e Usb, finito a cariche e lacrimogeni. O degli ex Gkn, fortemente sensibili alla causa palestinese, all’aeroporto di Firenze il 18 ottobre. In entrambi i casi sono stati esposti vessilli pro Pal.

Vincenzo Bisbiglia