LEGGE SULL’USO DEI TERMINI ASSOCIATI ALLA CARNE, UIF PRODOTTI A BASE VEGETALE: “GIUSTO EQUILIBRIO, SCELTA DI BUONSENSO E TRASPARENZA”
Milano – Dopo che lo scorso ottobre il Parlamento Ue aveva dato il via libera alla proposta normativa che mirava a vietare per i prodotti a base vegetale l’uso di termini legati alla carne, ieri il trilogo UE (Commissione, Consiglio e Parlamento) ha discusso e approvato un divieto parziale all’utilizzo di tali termini che, nei fatti e in linea con la vigente normativa, non proibisce ai prodotti a base vegetale l’uso di denominazioni classiche come ‘burger’, ‘salsiccia’ o ‘polpette’.
Il Gruppo Prodotti a Base Vegetale di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria, esprime soddisfazione per la decisione del trilogo UE: “Questa scelta è un risultato di buon senso che premia la trasparenza dei prodotti a base vegetale, a partire dalle denominazioni attuali e dalle loro etichette.
La versione approvata della legge, pur limitando l’uso di alcuni termini, non esclude denominazioni come ‘burger’, ‘salsiccia’ o ‘polpette’ per i prodotti a base vegetale, evitando sia di penalizzare chi da anni sceglie questi prodotti che di creare confusione fra consumatori attenti e consapevoli. È stato compreso chiaramente che, tali denominazioni, sono riferite a una forma del prodotto e a una loro lavorazione, non al contenuto, e questo è sicuramente positivo“.
L’accordo sarà formalizzato durante il prossimo Consiglio europeo o approvato da una commissione dell’europarlamento in seconda battuta.
La scelta del trilogo UE appare in linea con un consumatore che è consapevole e informato quando sceglie di portare a tavola alimenti a base vegetale: quasi 9 italiani su 10 (89,7%)[1] che acquistano questi prodotti, infatti, dichiarano di sapere cosa stanno portando in tavola e, anche quando sottoposti a una prova visiva, riconoscono correttamente i prodotti 100% vegetali. “Le marche di prodotti a base vegetali aderenti a Unione Italiana Food comunicano i propri prodotti con modalità e denominazioni chiare, auto esplicative, nel pieno rispetto delle norme, con etichette che permettono al consumatore di reperire e scegliere facilmente sugli scaffali, senza rischi di confusione, i prodotti che vogliono portare in tavola.
Questa decisione è in linea con la necessità di favorire la transizione proteica senza barriere burocratiche. Siamo lieti che il legislatore abbia riconosciuto che l’identità di un prodotto non risiede nel suo nome, ma nei suoi ingredienti e nel suo impatto.
Continueremo a lavorare per un’alimentazione innovativa, sostenibile e gustosa” conclude il Gruppo Prodotti a Base Vegetale di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria.
PRODOTTI A BASE VEGETALE: NON UN TREND MA UNA REALTA’ SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI
Quasi 1 italiano su 2 consuma ormai prodotti a base vegetale 2-3 volte al mese (45,9%). In meno di 3 anni (dal 2023 ad oggi), il numero di consumatori ha registrato una crescita del +10,6% consolidando il ruolo rilevante che questi prodotti ricoprono nelle scelte dei nostri connazionali.
Chi li mangia lo fa per variare la dieta (41,8% degli intervistati) o per aumentare il consumo di proteine vegetali (18,6%). A scegliere questi alimenti non è solo il vegano o vegetariano, ma anche chi vuole “ripensare” la sua alimentazione con un incremento di vegetali.
Un percorso di trasformazione delle abitudini alimentari in linea con quanto indicato dalla comunità scientifica internazionale e nazionale[2] che invita a privilegiare le proteine vegetali, come ad esempio i legumi almeno 3-4 volte a settimana, per contribuire alla riduzione del rischio di malattie croniche e cardiovascolari.



