L’essenza della donna nell’arte: il principio creativo dalle origini alla musa Mara

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Nella storia dell’arte il femminile non è mai stato soltanto un soggetto ed anche oggi è fondamentalmente un’origine

Dalle divinità delle civiltà antiche alle Madonne della pittura cristiana, dalle dive del cinema fino alle muse che abitano gli studi degli artisti, la ricorrenza dell’8 marzo può essere l’occasione per una breve analisi della lunga e affascinante storia della rappresentazione del femminile nell’arte.

Se scorriamo i millenni dell’immaginario umano, ci accorgiamo che la donna è stata di tutto: divinità, madre, regina, amante, strega, santa, eretica, sirena, musa, ma raramente è stata narratrice di sé. La prima grande stagione del femminile artistico coincide con il tempo delle divinità, infatti nelle civiltà antiche la donna è forza cosmica e principio generativo.

L’arte egizia celebra la sapienza e il potere di Iside, madre divina e custode dei misteri della vita e della morte, il mondo greco, invece, costruisce un pantheon dove il femminile assume forme molteplici: la bellezza e il desiderio di Afrodite, la saggezza strategica di Atena, la fertilità e il ciclo della natura di Demetra.

 In queste immagini il femminile è potenza creatrice, energia della natura, armonia del cosmo, non è subordinato: è origine. Con l’avvento del cristianesimo la dimensione divina non scompare, ma si trasforma. La dea lascia il posto alla Madre, la figura della Madonna madre di Gesù diventa l’immagine femminile più rappresentata nella storia dell’arte occidentale.

Maestri assoluti come Leonardo, Raffaello o Caravaggio le hanno dedicato alcune delle loro opere più intense. Qui il femminile diventa tenerezza, compassione, protezione, l’immagine non è più quella della potenza cosmica ma della misericordia, della tenerezza umana. Tuttavia, anche in questa stagione iconografica millenaria, la donna resta soprattutto una presenza contemplata: parla attraverso lo sguardo, con la sua presenza amorevole, che non attraverso la parola. 

L’età moderna introduce un’altra metamorfosi: la nascita della musa come presenza reale. L’artista non guarda più soltanto la donna come simbolo religioso o mitologico, ma come scintilla creativa, così la musa diventa il volto dell’ispirazione. Pensiamo alle figure amate dai poeti e dai pittori, alle modelle che attraversano gli atelier, alle presenze che accendono la visione artistica.

Eppure anche qui la dinamica resta quasi sempre la stessa: la musa ispira, l’artista racconta, lei illumina, ma la voce è di lui. È una struttura narrativa rimasta sorprendentemente stabile per secoli.

Per questo motivo assume un valore straordinario l’esperimento letterario e artistico del libro Elysium ad opera della musa Mara, che racconta il suo artista Mario Vespasiani. Con questa pubblicazione accade qualcosa di imprevedibile nella storia dell’immaginario artistico: la musa non è più soltanto la sorgente silenziosa dell’ispirazione, ma diventa complice della creazione e protagonista narrativa.

 Quando Mara prende la parola non avviene la classica descrizione dell’artista all’opera, piuttosto assistiamo a un ribaltamento prospettico: la musa evoca in tempo reale questa relazione per metafore, ne segue i ritmi, ne interpreta i gesti, ne riflette il processo creativo e con una tale delicatezza da rendere partecipi degli eventi.

È un pò come se uscisse dal quadro o dal racconto letterario per entrare nella dimensione presente e questo passaggio segna una novità storica, infatti dopo millenni in cui il femminile è stato rappresentato, idealizzato, venerato o desiderato, qui diventa anche soggetto che crea, non più soltanto immagine ma voce di primo piano.

In fondo, l’evoluzione del femminile nell’arte potrebbe essere raccontata come una lunga trasformazione: dalla divinità alla madre e poi alla musa, fino alla coscienza narrante: forse è proprio questa la riflessione più interessante che l’8 marzo può arrivare dall’arte contemporanea. Non limitarsi a celebrare la presenza femminile in competizione con l’uomo o a rivendicare particolari poteri o ambizioni, quanto ad interrogarsi su come quella presenza si stia emancipando dalla competizione, come stia cambiando forma e quali altre prospettive possa ancora generare.

Se l’arte è sempre stata uno specchio dell’immaginario umano, allora la la donna sicura della propria forza (la musa Mara con Elysium rappresenta uno di questi cambi di prospettiva) inizia finalmente ad essere protagonista, portatrice di un messaggio costruttivo e proprio in questo passaggio dall’immagine alla parola, dalla presenza alla presa di coscienza si intravede una delle traiettorie più affascinanti ed evolute del femminile nel nostro tempo.