Libano: pace possibile solo nella chiarezza delle responsabilità

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Chiedere una fine delle ostilità in Medio Oriente non significa chiudere gli occhi davanti al terrorismo

Al contrario, la pace può esistere solo se accompagnata da una condanna netta e senza ambiguità della violenza armata contro i civili, a partire dal terrorismo palestinese e da quello di Hamas, che in parte trova rifugio e spazio operativo anche sul territorio del Libano.

Condannare Hamas non equivale a condannare un popolo, così come chiedere la sicurezza di Israele non significa giustificare ogni azione militare. La distinzione tra responsabilità politiche, militari e civili è il fondamento stesso del diritto internazionale. Senza questa distinzione, ogni appello alla pace diventa retorica vuota.

Allo stesso tempo, non si può eludere il tema della responsabilità dello Stato libanese. Un Paese sovrano ha il dovere di controllare il proprio territorio e impedire che venga utilizzato come piattaforma per attacchi contro altri Stati.

La presenza di milizie armate non pienamente integrate nelle istituzioni, come Hezbollah, e la permeabilità delle frontiere a gruppi terroristici, espongono il Libano a una conseguenza quasi inevitabile: essere ciclicamente sotto attacco.
Una conseguenza che non colpisce chi decide, ma chi subisce. Villaggi evacuati, infrastrutture distrutte, un’economia già al collasso ulteriormente schiacciata dalla paura e dall’instabilità.

Il Libano paga un prezzo sproporzionato per conflitti che spesso non sceglie e non controlla.

È altrettanto necessario riconoscere il diritto di Israele alla sicurezza. Nessuno Stato può accettare che i propri confini siano costantemente minacciati da attacchi armati. Tuttavia, la storia dimostra che la sola risposta militare, soprattutto quando colpisce territori fragili e popolazioni stremate, non produce sicurezza duratura, ma alimenta nuove spirali di odio e radicalizzazione.

In questo scenario, una verità emerge con forza: il popolo libanese è per la pace. È stanco di vivere nella povertà, stanco di un’economia schiacciata, stanco di essere ostaggio di equilibri regionali che lo superano. Chiede normalità, lavoro, dignità. Chiede di non essere più il campo di battaglia di guerre decise altrove.

La pace, dunque, non passa dal silenzio sulle responsabilità, ma dalla loro assunzione. Condannare il terrorismo, rafforzare la sovranità dello Stato libanese, garantire la sicurezza di Israele e proteggere i civili: sono condizioni complementari, non alternative. Ignorarne una significa condannare tutte le altre al fallimento.

cav. Giuseppe PRETE