L’inno alla vita nelle opere di Mario Vespasiani

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A Pescara una mostra sulla grande pittura

Tra i pochissimi artisti italiani a lavorare principalmente con i musei, le opere di Vespasiani attraversano spiritualità, filosofia e scienza, inserite in eventi come Our Place in Space in collaborazione con NASA ed ESA, dall’Aeronautica Militare sino alla XVI Biennale d’Arte Sacra. 

Stars and Tears, la mostra di Mario Vespasiani inaugurata sabato dal Sindaco di Pescara e dal Presidente della Fondazione sabato scorso al Museo delle Genti d’Abruzzo, alla presenza dell’artista e dei curatori Bacci e Binetti si è imposta fin da subito come uno degli appuntamenti espositivi del panorama nazionale più significativi della stagione, riscuotendo un vivo interesse di pubblico e un’attenzione partecipe e commossa.

Il progetto si colloca con precisione su un nodo esistenziale e artistico di straordinaria intensità: raccoglie le opere realizzate dall’artista negli ultimi tre mesi, successivi all’improvvisa scomparsa del padre Rodolfo (riconosciuto come uno dei Giusti), trasformando un’esperienza intima in un linguaggio universale. I dipinti difatti non raccontano una fine, ma un passaggio; non insistono sull’assenza, bensì su una continuità che si manifesta attraverso forme simboliche potenti e visionarie.

È proprio questa capacità di sublimare una perdita in visione condivisa che ha reso la mostra così incisiva e convincente. Vespasiani, come irradiato dall’incoraggiamento paterno — il primo a riconoscere il suo talento artistico in adolescenza — ha lasciato che il ricordo, capace di rendere lucido e saldo il suo sguardo, orientasse il processo creativo verso scenari che parlano di infinito, di meraviglia e di gratitudine. Il pubblico ha percepito chiaramente questa autenticità, rispondendo con un’attenzione profonda e partecipe.

Le opere, dall’evidente carica espressiva, conducono in una dimensione ulteriore, dove la perdita si trasfigura in riconoscenza viva e la memoria diventa una fortezza interiore. Le stelle e le costellazioni che abitano le tele non appaiono come semplici elementi cosmici, ma come mappe dell’invisibile, segni di un ordine che supera l’umano pur includendolo.

In questo dialogo silenzioso con il firmamento — che richiama una lunga tradizione filosofica, da Platone a Kant — Stars and Tears offre immagini colme di fiducia e contemplazione, come se l’artista cercasse e trovasse una risposta possibile.

Accanto alle stelle emergono figure enigmatiche: tigri prive di pupille, velieri sospesi nell’alto mare, cori angelici. Sono immagini che hanno convinto i visitatori per la loro forza archetipica. Le tigri, in particolare, creature liminari e magnetiche, sembrano non guardare più il mondo sensibile, ma attraversarlo, incarnando un’energia che non si spegne con la morte, bensì cambia stato.

Il titolo stesso della mostra, Stars and Tears, racchiude con precisione il suo nucleo emotivo e concettuale: le lacrime non sono segno di malinconia, ma di una commozione consapevole, generata dall’intensità dell’amore e dalla riconoscenza per ciò che continua ad agire in altra forma.

In questo ciclo pittorico la creazione artistica diventa atto di testimonianza.

Vespasiani dipinge con una forza che sembra eccedere l’individuo, come se fosse stata consegnata, e questo aspetto è stato riconosciuto e apprezzato da chi ha visitato la mostra.

Le opere offrono una visione della vita come trasformazione, non come annientamento, richiamando tanto il pensiero neoplatonico quanto la tradizione cristiana: l’anima che ritorna alla fonte, la fine come varco verso una pienezza diversa. Senza illustrarle, Vespasiani vive pittoricamente queste dottrine, lasciando che siano colori, figure e spazi a parlare.

La scelta del Museo delle Genti d’Abruzzo come sede espositiva aggiunge un ulteriore livello di senso e di emozione: è stato infatti l’ultimo luogo in cui il padre, la scorsa estate, aveva visto le opere del figlio esposte nella collettiva L’arte italiana tra figurazione e astrazione. Questo legame ha contribuito a rendere la mostra ancora più intensa e sentita, invitando a considerare come neppure tale soglia possa interrompere la generazione della bellezza.

Il successo di Stars and Tears risiede proprio nella sua capacità di tenere insieme opposti solo apparentemente inconciliabili — materia e spirito, finitudine e infinito, dolore e gratitudine — offrendo uno spazio di contemplazione autentica. Ancora una volta, l’arte di Mario Vespasiani dimostra la sua qualità più profonda: trasformare un’esperienza radicalmente personale in un evento universale, capace di “risuonare” dentro la coscienza di molti. È in questo passaggio, dall’intimo al cosmico, che la mostra trova la sua piena riuscita e conferma la necessità dell’arte come forma di luce che continua a nascere, anche là dove sembrava che tutto finisse.

MARIO VESPASIANI

STARS AND TEARS

a cura di Giuseppe Bacci e Francesco Binetti

MUSEO DELLE GENTI D’ABRUZZO 

PESCARA

Periodo: fino all’8 febbraio 2026

Orari: dal lunedi al venerdi 9,00 – 13,00 / sabato e domenica 16,00 – 20,00