Scritta da Aristofane nel V secolo a.C., Lisistrata è una delle più celebri commedie dell’antichità, ma la sua forza satirica e il suo messaggio restano sorprendentemente attuali. Alla base, c’è un presupposto terribilmente serio: la guerra, la distruzione continua e ciclica dell’umanità, che sembra non trovare mai una fine.
In un’Atene dove gli uomini sono tutti al fronte e la politica non sa o non vuole cambiare le cose, è una donna a proporre una rivoluzione: fermare la guerra con un’arma insospettabile. Uno sciopero totale del sesso, finché non tornerà la pace. Un gesto assurdo? Forse. Ma è proprio nell’assurdo che la grande commedia trova la sua forza: nel sovvertire l’ordine apparente per rivelare un’altra possibile realtà.
Lisistrata non è solo una commedia. È una provocazione, un atto di ribellione travestito da risata. L’eroina di Aristofane ha la statura di una figura tragica, determinata a riportare la vita dove regna la morte, l’amore dove impera l’odio. In un’epoca come la nostra, segnata da nuovi conflitti e vecchie tensioni, la sua voce torna a farsi sentire con prepotente urgenza.
Dopo lo straordinario successo di pubblico e critica riscosso la scorsa estate al Teatro Greco di Siracusa, al Teatro Grande di Pompei e all’Arena di Verona, Lisistrata parte per una tournée nazionale in una nuova versione.
Note di regia di Serena Sinigaglia
Lisistrata si regge su un presupposto terribilmente serio e grave, qualcosa che affligge l’umanità da sempre e che pare essere da sempre inarrestabile: la guerra. Lisistrata stessa sembra scritta come un’eroina della tragedia. Altro che commedia! Un’Atene dove non ci sono più uomini, perché tutti al fronte.



