C’è una generazione che sta bussando forte, con prestazioni che non sono più promesse ma segnali concreti.
Tra i pali Donnarumma sembra intoccabile, un guardiano già abituato alle notti grandi. Ma alle sue spalle cresce Caprile: entrare stabilmente nel giro azzurro sarebbe per lui un salto mentale prima ancora che tecnico
Sulle corsie, mentre Spinazzola ritrova la sua falcata elegante, scalpitano Marco Palestra e Davide Bartesaghi: giovani, duttili, capaci di coprire e affondare, di difendere e spingere. Anche lì dove Federico Dimarco sembra aver messo il lucchetto.
In mezzo alla difesa, Scalvini pare tornato il pilastro che avevamo imparato ad ammirare, mentre Ghilardi cresce in sicurezza e letture. E la duttilità ha il volto di Fabio Miretti, che sotto Luciano Spalletti sta trovando una collocazione sempre più definita.
A centrocampo Pisilli macina chilometri nella Roma e gioca con la maturità di chi ricorda il suo capitan futuro. Non ha paura del gol, e quanto ci manca qualcuno che sappia finalizzare così. Come Antonio Vergara, che nel Napoli ha iniziato a dare del tu alla rete.
Giocatori alla riscossa anche per Brescianini alla Fiorentina, minuti nelle gambe e fame in area, e per Mandragora, mai così prolifico. Davanti, perché non cavalcare l’onda di Lorenzo Colombo, che con il lavoro di Daniele De Rossi ha ritrovato l’elisir del gol?
Gennaro Gattuso, pensaci. Servono gambe leggere e testa feroce. Ragazzi che corrano come se il campo fosse l’ultima occasione. Perché il Mondiale, un tempo abitudine, oggi è un sogno che ci hanno tolto troppe volte. E forse, per riprendercelo, serve proprio questa fame nuova.



