MASS MEDIA / Il motivo per cui i comunicati stampa di Mediaset e di Fabrizio Corona sono un paradossale cortocircuito mediatico

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L’analisi di MOW circa i casi Corona-Signorini e Siffredi-Le Iene
Milano – Un paradossale cortocircuito mediatico traspare dagli ultimi comunicati stampa diffusi ai mass media dall’editore Mediaset, in risposta ai recenti casi, legali e di attualità, in cui sono coinvolte l’azienda, le proprie principali trasmissioni televisive commerciali, nonché molti nomi noti della TV.
Si tratta di un’attenta analisi che pubblica la testata giornalistica MOW (mowmag.com), a riguardo dei due casi mediatici e legali, che vedono coinvolto il gruppo editoriale guidato da Piersilvio Berlusconi: il caso Corona-Signorini e quello relativo a Siffredi-Le Iene, per cui il programma è stato querelato per diffamazione.
Infatti, come sottolinea il magazine lifestyle del gruppo AM Network e come hanno avuto modo di notare anche altri giornalisti, tra cui Guia Soncini e Mario Adinolfi, che è stato poi querelato egli stesso proprio da Mediaset, nel comunicato stampa diffuso dall’azienda di Cologno Monzese a fine gennaio, il noto ex agente fotografico, Fabrizio Corona, è accusato di non avere nulla a che vedere:“… con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero”.
In tale comunicato diffuso ai mass media da Mediaset si controbatte infatti alla “reiterazione di falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di qualunque fondamento, menzogne che ledono la reputazione” e si sottolinea che: “questo non è informare. Questo non è denunciare.
Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto”. Ma costruire intere puntate di trasmissione al pubblico, basandosi solamente su accuse verbali, senza un contraddittorio e senza produrre alcuna prova materiale, che non siano le mere accuse anonime davanti alle telecamere, è proprio il metodo che utilizza una delle più famose trasmissioni Mediaset e che, sebbene abbia una redazione composta anche da giornalisti iscritti all’albo nazionale, non è una testata giornalistica: la trasmissione d’intrattenimento “Le Iene”, il cui fine non è informare ma, citando le parole espresse da Mediaset: “monetizzare e lucrare”.
Quindi, come si sono domandati molti giornalisti italiani, l’editore Mediaset, col proprio comunicato stampa, accusa Fabrizio Corona di utilizzare contro Alfonso Signorini ed altri protagonisti della TV italiana, lo stesso identico metodo di accuse verbali senza alcun riscontro concreto, che è esattamente il modo di intrattenere il proprio pubblico che utilizzano Le Iene.
Il programma TV ha infatti utilizzato ampiamente tale “metodo iene”, con una lunga campagna di accuse contro Rocco Siffredi durante il 2025 e, ancora prima, una identica e speculare campagna di accuse TV contro il regista Fausto Brizzi, che, sebbene additato pubblicamente in numerose puntate come autore di reati, fu poi dimostrato, già in sede di istruttoria e indagine, che le accuse diffuse per molte puntate dal famoso programma televisivo di Mediaset, erano prive di alcun fondamento.
Non solo il comunicato diffuso da Mediaset a fine gennaio pare paradossale, ma ancora di più quello prodotto dalla famosa trasmissione lo scorso giovedì 5 marzo. Sembra anch’esso un evidente cortocircuito mediatico all’intero del gruppo editoriale di Cologno Monzese: il programma Le Iene di Mediaset ha infatti risposto durante questa settimana alla querela presentata da Rocco Siffredi lo scorso anno.
Nel comunicato stampa diffuso ai mass media, la ventennale trasmissione TV si appella al diritto di cronaca:  “Le Iene sono certe di aver operato con correttezza, professionalità e trasparenza, nel pieno esercizio del diritto di cronaca, su una vicenda di evidente interesse pubblico”.
A molti lettori pare di averlo già sentito, perché è il medesimo appello al diritto di cronaca che è stato fatto da Fabrizio Corona per difendersi in tribunale dall’azione legale di Mediaset e che ha avuto come conseguenza concreta la cancellazione delle puntate dal proprio canale YouTube “Falsissimo”, come decretato dal tribunale di Milano.
Anche in questo esplicito testo scritto da Le Iene, appare evidente che, senza essere una testata giornalistica e senza seguire le norme che regolano la professione di giornalista in Italia, il programma si appella, proprio come fatto da Fabrizio Corona, al diritto di cronaca.
Quindi, da ciò che si legge nei comunicati stampa diffusi da Mediaset, se è Fabrizio Corona a usare il metodo di accuse verbali senza contraddittorio e senza prove concrete di un riscontro, non è un modo di agire lecito per informare l’opinione pubblica e non ci si deve appellare al diritto di cronaca.
Mentre se è la propria trasmissione televisiva commerciale Le Iene, a utilizzare tale metodo per inquisire personaggi pubblici e intrattenere i propri telespettatori, vendendo gli spazi pubblicitari e producendo numerose puntate per venderne gli spazi pubblicitari all’interno, è invece considerato un modo di informare lecito, che rispecchia il diritto di cronaca e di cui si millanta una supposta correttezza, anche se non vengono rispettate le norme che regolano l’informazione e il giornalismo in Italia.
Ma questo paradosso e cortocircuito mediatico tra i comunicati stampa di Mediaset, la trasmissione Le Iene e Fabrizio Corona ha un motivo concreto che è presto svelato: l’ex agente dei fotografi, Fabrizio Corona, dichiara infatti in numerose puntate di Falsissimo, che uno dei propri sodali e confidenti è Davide Parenti, patron e fondatore della trasmissione Le Iene, che da più di vent’anni è alla guida del programma d’intrattenimento dell’editore Mediaset.
fonte: https://mowmag.com/