Mentre siamo piacevolmente (chi più chi meno) distratti da annunci, promesse, proclami e, naturalmente, Garlasco e Ranucci

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Il Governo tira dritto e prosegue indisturbato la sua battaglia contro la lotta alla mafia

Non ho sbagliato a scrivere. Fa proprio una lotta alla lotta. Certo, questa volta ha allargato così tanto le maglie da concedere benefici anche a rapinatori, aggressori e stupratori.

Ed è così che, il Governo con la sua maggioranza, dopo aver ripristinato – come primo atto all’insediamento – tutti i benefici carcerari ai condannati per corruzione, prima delle ferie, ha varato uno svuota carceri di cui pagheranno il conto i cittadini.

Nino Di Matteo, in un’intervista rilasciata ieri, spiega chiaramente gli effetti di questa genialata del duo Meloni-Nordio.

La nuova Legge utilizza formule volutamente generiche per definire il nesso tra la dipendenza da droghe e il reato commesso. Chi è tossicodipendente, ora potrà scontare il residuo della pena che gli è stata inflitta, in comunità terapeutiche, lasciare il carcere e, quindi, sarà sottoposto a un controllo più tenue.

Il fatto inquietante è che si è abbattuto il doppio binario. Per oltre trent’anni, la Legislazione italiana ha sempre garantito maggiore severità per i reati di stampo mafioso.

Ora, non sarà più così, saranno considerati alla stessa stregua degli altri meno gravi. Quest’agevolazione si potrà applicare anche ad aggressori, picchiatori, rapinatori e stupratori che hanno commesso il reato sotto l’influenza di sostanze stupefacenti.

Naturalmente, la famigerata sicurezza di cui tutti si stanno riempiendo la bocca, va a farsi benedire a scapito dei cittadini e la propaganda continuerà nel solco di Roggero e di qualche altro caso di cronaca ben alimentata da un’informazione sempre più incline ad assecondare le chiacchiere che i politici mettono in campo per sviare dai problemi della gente, anziché approfondire e raccontare come, nella realtà, la politica agisce.
Quando verranno fuori platealmente queste porcherie, la colpa sarà sempre della Magistratura colpevole di applicare le leggi?