MERCOSUR, AGRICOLTURA ITALIANA E FRANCESE SULL’ORLO DEL CONFLITTO CIVILE

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Il Sì che Ursula Von Der Leyen ha ottenuto in extremis da Giorgia Meloni, a fronte delle formali garanzie promesse all’Italia sugli anticipi dei Fondi PAC e sulle clausole di salvaguardia e di reciprocità, se da un lato ha permesso alla Commissione Europea di ottenere la maggioranza qualificata per recarsi in America Latina a firmare il trattato di libero scambio, dall’altro potrebbe accelerare una serie di implosioni politico elettorali sui due fronti dell’arco alpino

Ursula von der Leyen con il Presidente brasiliano Lula alla pre intesa sul Mercosur 

Non si tratta soltanto della plateale discesa in campo di alcuni dei massimi esponenti della Lega salviniana a fianco dei nostri imprenditori rurali, questi ultimi sempre più scettici nei confronti della politica e del sindacato di categoria e sempre più inclini a una disintermediazione nel dialogo duro con le istituzioni statali e comunitarie, prendendo esempio dal modello delle proteste francesi molto collaudato in tal senso; si tratta di comprendere fino a quale punto potrà reggere il gioco di forze politiche autodichiarate “di lotta e di governo” che, a un certo punto, dovranno scegliere in maniera netta fra la prima e il secondo rispetto alle attuali ambiguità.

La Premier Meloni e il Ministro Lollobrigida: a loro si deve lo sblocco dell’assenso italiano alla ratifica del Mercosur, dopo avere ottenuto formali garanzie finanziarie e sui controlli alle importazioni in entrata nella UE 

Del resto, è sufficiente scorrere i profili e le pagine social dei più autorevoli dirigenti leghisti e meloniani per percepire il diffuso malcontento dei loro elettorati, soprattutto nel centro nord, esternato subito dopo le favorevoli dichiarazioni della Premier Meloni e del Ministro Lollobrigida alla sottoscrizione del trattato fra UE e Mercosur (l’unione commerciale e doganale fra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Non sarà più sufficiente, per i movimenti sovranisti e populisti, dimostrare di essersi opposti, nel Parlamento europeo e in quello nazionale, alla ratifica dell’accordo, se poi quest’ultimo entrerà alla fine in vigore e non accadrà alcuna crisi di governo. Se nel passato questa prassi è stata più volte utilizzata, oggi le particolari contingenze economiche e sociali sarebbero molto meno permissive verso tattiche simili di tipo opportunistico.

Le agitazioni corali del mondo rurale francese hanno portato Macron a ribadire il No di Parigi al trattato di libero scambio con l’America latina 

Tuttavia, se Roma piange, Parigi non ride affatto. Oltralpe, il Presidente Macron, al corrente del fatto che il nostro Governo avrebbe sbloccato in misura decisiva il quorum necessario ad autorizzare Ursula von der Leyen a recarsi a Montevideo per firmare il trattato con il Mercosur, ha potuto tirare un sospiro di sollievo confermando il posizionamento formale della Francia sul fronte del No alla ratifica. Un ovvio tatticismo che potrebbe però palesare il fiato corto, dal momento che le categorie agricole della Grandeur, assai più coalizzate e combattive delle nostre, hanno già lasciato intendere di non volersi accontentare di proclami di facciata se poi l’accordo intercontinentale dovesse comunque entrare in vigore. Tanto che i due grandi movimenti populisti di destra e di sinistra presenti nel Parlamento parigino, facenti capo rispettivamente a Le Pen e a Melenchon, hanno immediatamente annunciato altrettante mozioni di sfiducia contro il governo macronista di mini-unità nazionale del Premier Lecournu, sostenuto da gaullisti e socialisti e fondato sul patto del rinvio sine die della riforma delle pensioni. Lo scenario d’oltralpe potrebbe pertanto culminare nello scioglimento anticipato della legislatura e nella chiamata alle urne, per il popolo francese, entro la fine di marzo, in maniera da sollevare dal rischio di responsabilità nella ratifica finale del Mercosur.

I favorevoli alla ratifica del Mercosur vedono i vantaggi legati alle maggiori tutele e capacità di esportazione del made in Italy contro la contraffazione alimentare tramite il riconoscimento ufficiale delle Dop e Igp anche oltre Atlantico 

Un trattato, questo, che da una parte creerebbe la più ampia area di libero scambio a livello mondiale, interessando una platea di circa 800 milioni di consumatori sulle due sponde atlantiche; ma dall’altra accentuerebbe il dualismo fra industria e agricoltura nel vecchio continente, con la prima nettamente favorita in termini di export verso l’America latina e la seconda largamente penalizzata tranne che per alcuni settori di stra-nicchia come vini e formaggi. Secondo una certa opinione, in effetti, i vini potrebbero contare sul ruolo della vastissima comunità Italiana presente in Argentina e in Brasile, mentre i formaggi sarebbero finalmente tutelati contro la piaga della contraffazione alimentare o “italian sounding”.

AZ