Mi ha implorato di fare una foto con lei

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In diretta telefonica a L’Aria che tira, su La7, Trump commenta l’incontro con Giorgia Meloni al G7 di Evian

Lo fa con disprezzo: “Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle.” Poi l’affondo: “Mi ha implorato di fare una foto con lei. La voleva così tanto. Avrei potuto anche non farla, ma mi ha fatto pena.”

Potremmo liquidarla come l’ennesima sparata. Sarebbe un errore. Perché non è la prima volta che Trump umilia l’Italia. E ogni volta finisce nello stesso modo: noi incassiamo.

Aprile 2025. Meloni vola alla Casa Bianca: è la prima leader europea a presentarsi dopo l’annuncio dei dazi. Si candida a mediatrice, arriva a dire che vuole “make the West great again”. Torna a casa con una promessa vaga — “un accordo ci sarà, al 100%” — e un complimento: “fantastica”. Nessun accordo firmato.

Luglio 2025. Mentre l’Italia continua a corteggiarlo, Trump annuncia dazi al 30% su tutte le merci europee.

La trattativa si chiude al 15%: per la nostra industria, significa una stima di calo del PIL e posti di lavoro a rischio.

Ottobre 2025: Trump rilancia sul suo social un video che sostiene che Meloni stia scavalcando l’Unione Europea per stringere accordi diretti con lui, pronta a ridimensionare il sostegno all’Ucraina. La espone davanti a Bruxelles e davanti al mondo.

Non come alleata di pari grado. Come pedina utile al momento giusto.
Aprile 2026. Trump attacca frontalmente Papa Leone XIV, lo definisce “debole” e “pessimo in politica estera”.

Per una volta Meloni prende le distanze e bolla quelle parole come “inaccettabili”.

Trump si rivolta contro la sua “amica” di sempre: “Sono scioccato. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo. Pensa che l’America debba fare il lavoro al posto suo.”

E allora la domanda vera è una sola: perché continuiamo a stare lì, in fila, a mani giunte? La verità è semplice: chi confonde la sottomissione con l’amicizia non ottiene rispetto.

La dignità di un Paese non si misura dalle foto strappate ai potenti. Si misura da quanto sa stare in piedi da solo: con un’Europa che tratta da blocco unito, con una politica estera che non si appiattisce su chi ci insulta.

Trump dice che Meloni “gli ha fatto pena”. Ma la pena vera è un’altra: è un Paese intero costretto a far finta di non sentire, o a rispondere con video social senza alcun valore diplomatico, pur di non perdere il posto in fila.

Avvocata Cathy La Torre