ActionAid: “Dai territori emerge un nodo nazionale: senza percorsi accessibili e continuativi, le politiche NEET rischiano di lasciare fuori soprattutto le giovani donne”
Link al report actionaid.it/chi-resta-fuori
Servizi, progetti e misure ci sono. Ma troppo spesso non arrivano a chi ne avrebbe più bisogno. È il paradosso che emerge da Chi resta fuori, il report realizzato nell’ambito del progetto LDS – Luoghi di Sperimentazione, promosso da ActionAid insieme ad Azione Solidale, AFOL Metropolitana, Fondazione Aquilone e Cooperativa Zero5, con il sostegno di Fondazione Cariplo.
A partire dall’esperienza nei Municipi 5, 6, 7 e 9 di Milano, l’analisi mette in luce un limite strutturale delle politiche rivolte a chi è in condizione NEET: intercettazione, aggancio e continuità dei percorsi restano troppo spesso senza risorse dedicate e strumenti stabili.
Il rischio è che le opportunità finiscano per raggiungere chi è già visibile, informato e più facilmente attivabile, lasciando fuori persone giovani in isolamento sociale, con background migratorio, coinvolte in lavori informali, segnate da sfiducia verso le istituzioni o gravate da responsabilità familiari. Il nodo riguarda in particolare le giovani donne.
Anche in Lombardia, dove il mercato del lavoro presenta condizioni mediamente più favorevoli, sono NEET il 10,6% delle donne, contro il 6,5% dei coetanei uomini. A livello nazionale, nel 2025 il tasso NEET1 si è attestato al 13,3% tra i 15 e i 29 anni e al 15,6% tra i 15 e i 34 anni; proprio nella fascia 15-34 anni il divario di genere si amplia, con il 19,1% di giovani donne NEET contro il 12,3% degli uomini. A pesare sono anche i carichi di cura: tra i 25 e i 34 anni, il 44% dell’inattività femminile è legato a responsabilità familiari.
Il paradosso emerge anche dalla distribuzione delle risorse. L’intercettazione della popolazione NEET più distante dai servizi è indicata come una priorità nei programmi nazionali, ma fatica ancora a diventare un intervento strutturale.
Nel Programma nazionale Giovani, Donne e Lavoro 2021-2027, la capacità di raggiungere chi è più lontano dal mercato del lavoro viene riconosciuta come strategica. Tuttavia, secondo l’analisi di ActionAid sui documenti attuativi del programma, a fronte di circa 2,8 miliardi destinati alla priorità “Facilitare l’ingresso al lavoro dei giovani”, circa 2,2 miliardi risultano già programmati per misure di attivazione, in particolare incentivi all’assunzione e sostegno all’autoimprenditorialità.
In altre parole, il 78,19% delle risorse si concentra su strumenti che tendono a raggiungere chi è già più vicino al mercato del lavoro.
Un rischio già emerso con Garanzia Giovani, che aveva raggiunto una quota ampia della popolazione NEET ma aveva visto completare il percorso solo una parte dei partecipanti, con risultati migliori al Nord e tra chi possedeva titoli di studio più elevati. Il nodo, dunque, non è solo attivare misure, ma costruire percorsi accessibili e continui.
Lo stesso problema si ritrova nella filiera formazione-lavoro: le opportunità esistono, ma non sempre sono facili da individuare, comprendere e collegare tra loro. Orientarsi tra Centri di Promozione Formativa, CPIA e percorsi di Istruzione e Formazione Professionale significa spesso muoversi in un sistema frammentato, con informazioni disperse e requisiti poco chiari.
Sul fronte occupazionale, tirocini e apprendistato possono essere strumenti utili, ma senza monitoraggi efficaci e reali prospettive di stabilizzazione rischiano di trasformarsi in lavoro a basso costo.
Per le giovani donne, il percorso si restringe ulteriormente: l’orientamento continua spesso a indirizzarle verso settori meno stabili e meno remunerativi.
«Il punto non è moltiplicare le misure, ma costruire percorsi che funzionino davvero per chi oggi resta più lontano. Formazione e lavoro rimangono frammentati, con forti differenze tra territori e poco integrati tra loro. Inoltre, la partecipazione civica e sociale è ancora poco riconosciuta all’interno dei percorsi di attivazione, nonostante rappresenti una componente essenziale per l’emancipazione e l’autonomia delle e dei giovani.
Così le politiche rischiano di premiare chi è già vicino ai servizi e di lasciare fuori chi vive condizioni più complesse. Serve una regia pubblica capace di collegare gli strumenti esistenti e rendere accessibili le opportunità» dichiara Martina Fontana, esperta programmi di genere e giustizia economica di ActionAid.
Per ActionAid, serve un cambio di passo: intercettazione, aggancio e accompagnamento devono diventare funzioni strutturali delle politiche pubbliche, con risorse dedicate, standard nazionali e responsabilità chiare. L’organizzazione chiede al Dipartimento per le Politiche Giovanili, al Ministero del Lavoro e alle Regioni di riorientare i programmi esistenti, investendo stabilmente su presidi di prossimità, servizi di cura, mediazione linguistica e percorsi flessibili.



