Nel 1963, tra Modena e Reggio Emilia, Beppe Carletti e Augusto Daolio fondano i Nomadi

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Il nome racconta già la loro identità: viaggio, libertà e movimento. L’incontro con Francesco Guccini dà vita a canzoni entrate nella storia, come Noi non ci saremo e Dio è morto, censurata dalla Rai ma trasmessa da Radio Vaticana.

Nel 1972 arriva Io vagabondo, destinata a diventare il manifesto della band e la voce di intere generazioni. Con melodie popolari e testi dedicati alla pace, alla giustizia e all’impegno civile, i Nomadi costruiscono soprattutto dal vivo un rapporto unico con il loro pubblico: il “Popolo Nomade”.

Nel 1992 la morte del bassista Dante Pergreffi e, pochi mesi dopo, quella di Augusto Daolio sembrano segnare la fine del gruppo. Beppe Carletti sceglie invece di proseguire, custodendone l’eredità e rinnovando la formazione.

Dopo oltre sessant’anni, migliaia di concerti e numerosi cambi di musicisti, i Nomadi restano una delle formazioni più longeve della musica italiana. Più che un gruppo, una storia collettiva che continua a viaggiare.