Lettera aperta a chi opera nell’educazione formale, non formale e informale
Care amiche, cari amici,
«L’educazione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo.»
La celebre frase che sintetizza il pensiero di Nelson Mandela illustra bene il nostro approccio.
Filosofi, leader politici, scrittori e pedagogisti hanno spesso espresso concetti analoghi.
Tra i tanti analfabetismi che affliggono il mondo (dall’insufficiente accesso all’istruzione, specie per le bambine, e dal basso livello qualitativo dell’istruzione in generale, all’analfabetismo funzionale degli adulti, fino a quello istituzionale o digitale) il più grave analfabetismo oggi è dato dall’insufficienza di conoscenze e competenze adatte a comprendere la complessità del mondo e a fronteggiare le sfide cui l’umanità si trova di fronte.
Diceva Aurelio Peccei, l’italiano fondatore, nel 1968, di un tuttora attivissimo Club di Roma, che c’è un human gap tra la vastità della “problematica mondiale” e la capacità o la volontà di percepire, capire e agire in relazione ai problemi attuali, o di prevedere e prevenire i problemi futuri, assumendone le responsabilità.
L’educazione colma il divario
A colmare il divario umano tra la complessità crescente e «la nostra capacità di farvi fronte», sosteneva ancora Peccei, arriva l’apprendimento, cioè un processo che riguarda la conoscenza, sia della vita, sia dell’iniziativa umana. «Esso comprende l’acquisizione e la pratica di nuove metodologie, di nuove tecniche, di nuovi atteggiamenti e di nuovi valori, necessari per vivere in un mondo di cambiamenti.»
Ecco, ciò che da oltre quarant’anni facciamo (prima solo con “.eco”, poi con altre due riviste – “il Pianeta azzurro”, dedicata all’acqua, e “Culture della sostenibilità”, la nostra rivista scientifica internazionale -, infine anche con i congressi mondiali WEEC e le reti territoriali), cercando di sostenere e mettere in rete chi, a vario titolo, ha un ruolo e una responsabilità nei processi educativi e nell’apprendimento.
E cerchiamo di trasformare la rete in comunità, offrendo strumenti, opportunità e occasioni di incontro in presenza per colmare il divario umano.
Rendere il mondo più giusto e abitabile
Contiamo di rendere il mondo più abitabile, cerchiamo di parlare una lingua comune a tutta l’umanità, vogliamo costruire ponti tra popoli, culture e religioni, e non erigere muri, investiamo nell’educazione come forza di pace e di dialogo.
In breve, desideriamo illuminare il presente e piantare il seme del futuro.
Il compito non è facile. Nella nostra lunga storia e con un ampio arco di attività abbiamo seguito principi, alimentato speranze, sviluppato azioni e ottenuto risultati possibili solo grazie a un impegno che esprime non solo la passione di chi ogni giorno contribuisce a farlo vivere, ma anche l’intelligenza e il lavoro dei milioni di persone nel mondo, di cui ci sentiamo solo portavoce e di cui siamo al servizio, in modo aperto, inclusivo e collaborativo.
Darsi una mano
Per questo chiediamo a chi lavora nel formale (scuola e università), nel settore non formale e nel vasto settore informale dell’informazione e della cultura di essere al nostro fianco, di impegnarsi o, comunque, di darci una mano… per darvi ancora di più una mano.
Le pagine delle riviste e dei siti web sono aperte ai vostri contributi; le reti regionali vi aspettano, gli appuntamenti non mancano e non mancheranno e possiamo crearli insieme. Potete associarvi e, insieme a noi, disegnare il percorso dei prossimi anni. Potete destinarci il 5×1000 (le dichiarazioni dei redditi sono alle porte).
Potete abbonarvi a una o più delle riviste che sono gli occhi, le orecchie, la voce di milioni di educatori e ricercatori in Italia e nel mondo.
Sceglietevi voi. Seguite la striscia verde sul sito rivistaeco.it o cliccate le sezioni del menù per esplorare l’intero sistema WEEC.
E se avete bisogno di saperne di più, prima di decidere cosa fare, scrivetemi (mario.salomone@environmental-education.org).
Vuoi un contatto più diretto? Chiama, o manda un messaggio: +39 392 614 3113



