Le stime dell’Istat sull’inflazione mettono paura. Gettando un’ombra sulla tenuta sociale del Paese. «Le tensioni inflazionistiche continuano a diffondersi con la crescita dei prezzi del cosiddetto carrello della spesa», annota l’istituto di statistica segnalando uno degli aspetti più pericolosi della situazione. Infatti i prezzi dei prodotti di largo consumo irrinunciabili per le famiglie esplodono raggiungendo il 5% e posizionandosi sulla dinamica di corsa più veloce degli ultimi 20 anni.
NON SOLO AUMENTI
A marzo accelerano i prezzi dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5,0%) ma anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,9%). A contenere parzialmente le tensioni inflazionistiche sono i prezzi dei servizi la cui dinamica su base annua rimane stabile (+1,8%). Per dare un’idea della situazione, Coldiretti segnala il decollo della frutta (+8,1%) e della verdura, in crescita del 17,8%.
L’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale, come detto, è dovuta prevalentemente ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa dal 45,9% di febbraio al 52,9%), in particolare a quelli della componente non regolamentata (dal 31% al 38,7%), e, in misura minore, ai prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (da +3,1% a +4,0%) sia non lavorati (da +6,9% a +8,0%) e a quelli dei beni durevoli (da +1,2% a +1,9%). I prezzi dei beni energetici regolamentati continuano a essere quasi doppi di quelli registrati nello stesso mese dello scorso anno (il balzo è del 94,6%, come a febbraio).
Michele Di Branco


